Alberi – 6

notturno2

« Ciao Brizio. »
La voce al telefono sembrava distorta, quasi chioccia, era strano come le voci mutassero al telefono, come assumessero sfumature che non apparivano ad ascoltarle dal vero: si caricavano di tratti salmastri, di toni locali, dialettali forse.
« Hai parlato col Rizzi? »
« No, ancora no. »
Ci aveva pensato, ma proprio non sapeva come affrontare il discorso.
« Devi portarlo qua, devi portarmelo: è qua che deve venire. Avevamo un appuntamento, ma lui non si è presentato! »
« E se non vuole venire. »
« Verrà, verrà. Devi mandargli un messaggio, non per telefono, per lettera; ma non usare le poste. Mettiglielo direttamente nella sua casella. »
« E cosa gli scrivo? »
« Prendi carta e penna. »
« Ho il computer acceso. »
« Ah, è vero che voi avete i vostri computer per scrivere. »
Così Fabrizio incominciò a digitare le parole che la voce gli dettava e a salvare il file, preparandolo per la stampa. Dopo averla scritta non riusciva a ricordare più quasi niente del contenuto, tranne una frase che lo aveva colpito in modo particolare: “Ti offro un’opportunità per rimediare, anche se mi hai tradito, forse per amore, forse per interesse o semplicemente per paura.”

Quella sera Fabrizio stava ascoltando musica e senza accorgersene si addormentò sul divano, quando fu svegliato dalle urla femminili che giungevano dalla stanza accanto. Si precipitò per vedere cosa stesse succedendo e vide due uomini che avevano aggredito Rowena e pareva volessero violentarla. Istintivamente si scagliò contro i due, ma fu atterrato prima di arrivare a toccarli. Erano certamente due persone allenate a combattere e non ci volle molto per capire che facevano parte di un qualche servizio militare. Lasciarono Rowena, già resa innocua, con le mani legate dietro la schiena e fissate al tavolone della stanza, per interessarsi di Fabrizio. Si capiva che era lui il loro obiettivo principale. Uno dei due gli venne addosso, incollandolo a terra con tutto il suo notevole peso, e gli puntò una pistola alla testa.
« Adesso stia calmo e ci ascolti » disse l’altro. « Non ci interessa per niente il suo patrigno, signor Ponti. Il suo destino personale non ci riguarda. Ormai ha svolto il suo compito e potrebbe anche scomparire. »
« Quale compito? » chiese Fabrizio con la poca voce che l’emozione e quel principio di lotta gli avevano lasciato.
« Certe cose è meglio non saperle, signor Ponti, e lei che è un uomo intelligente…
Vorrei raccomandarle di non occuparsi di sogni, di strane armi, di propulsione magnetica, di cose di cui tanti favoleggiano, senza averne le prove. Le chiedo di non parlare di queste cose con i suoi amici, di non scrivere resoconti. Non vorrà essere preso per pazzo?
Tante volte è meglio non indagare, non capire. Sa che le cose vanno come devono andare, come qualcuno ha deciso che vadano. »
« Ma chi? »
L’uomo gli lanciò un’occhiata quasi divertita.
« Lei sa benissimo che i fatti non avvengono quasi mai per caso, che i fatti della storia sono sempre guidati, indirizzati, perché tutto si svolga nel modo migliore e con i giusti tempi. »
Era qualcosa che Fabrizio aveva sempre immaginato; ma ora c’era qualcuno che lo stava affermando e questo qualcuno aveva una pistola, il che lo rendeva assolutamente convincente.
« Ma gli esperimenti di mio padre… » cominciò.
« Suo padre aveva fatto delle osservazioni ed era giunto a delle conclusioni, ma il suo lavoro era troppo prematuro. Lo è anche adesso. Lo sa che non è possibile comunicare con un’altra dimensione? Non dovrà esserlo ancora per molto tempo. Sappiamo che lei ha sognato suo padre e che immagina delle strane cose. Ecco, deve solamente non pensarci. Vedrà che la sua salute mentale se ne avvantaggerà e che noi non saremo più costretti a interessarci di lei. Ha capito? »
Fabrizio accennò di sì.
« Bene. Allora agisca di conseguenza e non stia a rinvangare il passato. Suo padre si è trovato nel mezzo della storia e, come tanti altri, ne è stato schiacciato. Le cose dovevano andare come sono andate. Il suo patrigno non ha fatto niente che non fosse necessario fare: è stato anche lui uno strumento. Nient’altro. »
Il tizio robusto spostò il suo peso e Fabrizio finalmente poté respirare meglio.
« Lasci perdere questa faccenda, altrimenti noi torneremo e saremo meno delicati » disse l’altro tizio.
« Va bene » fece Fabrizio, mettendosi seduto. Si sentiva ancora tutto pesto per l’atterramento e l’immobilizzazione, ma stava riprendendo l’uso delle articolazioni.
I due uomini scomparvero in un attimo e Fabrizio ebbe il suo bel da fare nel liberare Rowena, che batteva i denti, ancora terrorizzata.
« Chi erano quelli? » chiese, quando fu in grado di parlare.
« Servizi segreti, immagino » rispose Fabrizio.
« Ma perché? » fece Rowena. Non capiva perché uscire con un ingegnere italiano potesse essere così pericoloso. Non credeva possibile che si potesse precipitare, così, di punto in bianco, nei gorghi di una spy story.
« Non dire mai nulla di quello che sta succedendo » disse Fabrizio. « Cercherò di risolvere la questione da solo. »
« Non dirò nulla » assicurò Rowena.

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Informazioni su guido mura

Ho svolto varie attività: insegnante precario di lingua e letteratura italiana all'Università, bibliotecario, insegnante d'informatica, fotografo digitale. Ho pubblicato brevi saggi di letteratura e di varia cultura, in vari libri e riviste. Mi diverto a scrivere testi narrativi e poetici; talvolta compongo musica. Attualmente vivo a Milano. Gestisco il blog guidomura.wordpress.com - Ora mi trovate anche su LopCom, Facebook, LinkedIn, Pinterest e sul mio canale youtube.
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Una risposta a Alberi – 6

  1. wolfghost ha detto:

    Una svolta assolutamente imprevedibile, l’intervento dei serivizi segreti… davvero non me lo sarei aspettato 🙂 Però ragionandoci ci sta, eccome! 😉
    http://www.wolfghost.com

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