L’uomo e gli oggetti

 

novecento_600

 

Se la poesia deve essere testimonianza e comunicazione della realtà, non può limitarsi a riflettere il mondo del passato, a raccontare la lotta dell’uomo per sopravvivere malgrado l’ostilità e il dominio oppressivo della natura.
Nel nostro tempo gli uomini, sottratti alla natura, urbanizzati, compressi in un ambiente artificiale sempre più pervasivo, si ritrovano accatastati assieme agli oggetti in una nuova Babele, un miscuglio di razze, di lingue e di religioni. Arte e poesia non possono non rendersene conto e proseguire sulle strade comode e sicure della tradizione.
Questa tendenza a osservare il presente, fatta propria a volte in maniera inconsapevole dalla poesia, viene esplicitata nella formula del realismo terminale, in cui gli oggetti, anche i più scomodi e antipoetici, divengono protagonisti, così da porsi, davanti alla coscienza dell’artista, come termini di paragone.
Resta da chiedersi se si possa andare oltre, prevedere uno sviluppo di questa concezione del mondo.
Quando, molti anni fa, con spontaneità e scarsa consapevolezza, scrivevo poesie come Uomo-macchina o anche poesie-canzone come Malinek, capivo confusamente di accostarmi a una visione della realtà che tendeva a muoversi oltre l’uomo, verso un mondo in cui l’uomo non solo era circondato dai suoi oggetti, ma diveniva lui stesso oggetto, cosa, integrandosi, come l’uomo di ferro, con la materia inanimata. Era la logica stessa di Tetsuo, delirio cyberpunk, fusione della biologia con la cibernetica. In questa stessa direzione si indirizzava la creazione di Aurora, la donna perfetta, essere bionico, insieme di carne e circuiti, del mio racconto La perfezione, estrema espressione del mito hoffmanniano di Olympia. Questo potrebbe essere quindi il passo ulteriore. Dopo aver acquisito coscienza del proprio convivere con gli oggetti in una realtà antropizzata e deturpata (ricordiamoci delle montagne di rifiuti che costituiscono lo sfondo sostanziale di Underworld di DeLillo o del fiume-deposito di oggetti in Suttree di McCarthy), l’uomo tende a integrarsi in quella stessa realtà, divenendo parte dello stesso degrado da lui generato.

Un tentativo, scritto a più mani, da poeti di varia provenienza, di accostarsi a questa corrente poetica è il bel volumetto Novecento non più (verso il realismo terminale), a cura di Diana Battaggia e Salvatore Contessini, con una lettera di Guido Oldani, in vendita presso le edizioni La Vita Felice.

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Informazioni su guido mura

Ho svolto varie attività: insegnante precario di lingua e letteratura italiana all'Università, bibliotecario, insegnante d'informatica, fotografo digitale. Ho pubblicato brevi saggi di letteratura e di varia cultura, in vari libri e riviste. Mi diverto a scrivere testi narrativi e poetici; talvolta compongo musica. Attualmente vivo a Milano. Gestisco il blog guidomura.wordpress.com - Ora mi trovate anche su LopCom, Facebook, LinkedIn, Pinterest e sul mio canale youtube.
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2 risposte a L’uomo e gli oggetti

  1. rabolas ha detto:

    bellissimo blog, complimenti. ti seguirò con molto interesse! 😉

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