Isola di plastica – Parte 2

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I turisti sciamarono per i corridoi e si precipitarono nella grande hall dell’albergo.
Si era sparsa la voce che le isole fossero state attaccate dai pirati.
Dall’esterno, al di là delle vetrate, si udivano scoppi e colpi di armi da fuoco. Scie di fuoco apparivano e scomparivano, come se qualcuno avesse improvvisato uno spettacolo pirotecnico.

Nella confusione generale, apparve Coughlin, con il suo vice Rani e i pochi poliziotti che collaboravano con loro.
Aveva raccolto dal deposito le armi disponibili e le portava tutte insieme, come una specie di Terminator. «Qualcuno sa sparare?» chiese «Se ci sono volontari, li arruolo immediatamente.»
«Noi non siamo combattenti» fece un turista che pareva russo o di qualche altro paese slavo. «Non fa niente» rispose Don «le chiedo soltanto se è in grado di sparare.»
«No, non ho mai preso un arma in mano» disse il turista.
«Va bene, allora rimanga qui con i vecchi a farsi massacrare. Gli altri vengano con me.»

Sia io che il mio amico avevamo qualche esperienza di tiro, anche se preferivamo prendercela con piattelli o lattine che con gli esseri umani, per cui accettammo di essere ingaggiati.
Don ci portò in un posto che non avevamo mai visto. Era una specie di struttura di metallo, provvista di motore, che poteva restare attaccata all’isola, ma anche distaccarsene al bisogno.

Eravamo appena fuggiti dall’albergo, quando i pirati fecero irruzione, senza trovare resistenza.
Una volta penetrati nella hall, radunarono tutti i turisti al centro della sala, tenendoli fermi con la minaccia delle armi.
I testimoni di quella imprevedibile aggressione raccontarono di essersi trovati dinanzi a una specie di orda selvaggia, formata da uomini di varie razze, vestiti come se fossero usciti da un set cinematografico.
Quello che sembrava il capo era un gran pezzo d’uomo, una specie di Sandokan caraibico, di sangue misto. Era a torso nudo e le poche donne presenti lo guardarono con ammirazione.
Il marcantonio dal torso bronzeo, che si chiamava Diego Gutierrez, intimò ai malcapitati di consegnare tutti gli oggetti di valore e si avvicinò alle signore, specie a quelle ancora piacenti, per assicurarsi che non nascondessero qualcosa di prezioso. Dopo quella specie di perquisizione, alcune donne furono scelte come bottino e accompagnate dai pirati più vogliosi nelle salette del personale dell’hotel.
Per alcune ore i visitatori rimasti nella hall sentirono grida e imprecazioni uscire dalle stanze, ma giurano che non tutti gli strepiti erano lamenti o urla di orrore.

Mentre i figli della Filibusta terrorizzavano gli ospiti dell’albergo e arrostivano le loro compagne e le altre disperate casalinghe sulle fiamme del peccato, Coughlin ci istruiva nell’uso delle armi.
«Abbiamo qualche kalashnikov» disse «semplice ed efficace, e dei buoni fucili di precisione.»
«Attenti ai kalashnikov» aggiunse. «Teneteli forte, se non siete abituati al rinculo.
Il nostro capo mi affidò un AK-47, mentre Gary, che era un ottimo tiratore, prese un MTS-116.
Poi Coughlin ci fornì alcune informazioni essenziali.
«La nostra imbarcazione, una volta separata dall’isola, è come una specie di motocannoniera, ci disse. È equipaggiata con un paio di unità lanciamissili, in grado di danneggiare seriamente qualsiasi unità navale tradizionale. Prima di tutto cercheremo di capire di quali forze dispone il nemico, poi decideremo cosa fare.»

Sembrava la cosa più ovvia e, dopo essersi consultati, lo sceriffo e Rami decisero di studiare la situazione dall’esterno.
La nostra navicella si distaccò agilmente dall’isola e si diresse verso il largo. Stava già incominciando ad albeggiare e si vide chiaramente che i pirati disponevano di due scafi.
Il nostro consiglio di guerra, costituito dai due capi e da un paio di poliziotti anziani, stabilì di affondare una delle due imbarcazioni pirata, quella più vicina a noi. Lasciando l’altra in condizione di navigare, per poter accogliere eventualmente i filibustieri in fuga.
Si decise inoltre di attaccare senza preavviso, anche se le navi pirata avevano uomini a bordo.
«Non me ne frega niente di quelle merde» sentii dire a Coughlin «devono essere eliminati fisicamente.»

Credo che sia andato personalmente ad armare le unità lanciamissili e a far partire i primi missili. Non era mai accaduto che dovessero usarle, ma avevano fatto delle simulazioni. Ora però bisognava agire davvero e in fretta.
Il primo missile partì e colpi il bastimento nemico di striscio, ma il secondo lo prese in pieno.
Seguì una spaventosa esplosione, dopo di che la nave cominciò a imbarcare acqua e a inclinarsi. Si videro, a distanza, uomini che si buttavano a mare, senza che avessero molte speranze di salvezza, in quelle acque infestate dagli squali.
Dopo l’attacco, Coughlin chiamò l’isola e volle parlare col capo dei pirati.
«Se entro un’ora non sarete tornati sulla vostra barcaccia e non sarete andati via dalla nostra isola, verremo a prendervi» disse il nostro poliziotto-ammiraglio.
«Noi abbiamo quaranta ostaggi» fece il pirata «e li uccideremo uno ad uno, se non vi consegnerete.»
«Potete uccidere chi vi pare» disse Coughlin. «Noi non siamo responsabili di quei quattro borghesi che vengono nell’isola come se andassero allo zoo. Comunque, se farete del male a quei poveracci, ne pagherete le conseguenze. Potrete scegliere se essere appesi al sole senza acqua né cibo fino alla morte o essere buttati a mare in mezzo agli squali. E se deciderete di rimanere nell’isola lanceremo i nostri missili e la faremo saltare, con voi dentro.»
«Non potete farlo» urlò Gutierrez. «Non potete uccidere anche i turisti!»
«Possiamo fare quello che vogliamo. Non obbediamo a nessuna legge, proprio come voi.»
Così disse, poi riattaccò, senza lasciare al filibustiere il tempo di controbattere.
Raccontano i turisti che Gutierrez cominciò a bestemmiare e a sudare. Quell’animale capace di terrorizzare innocui vecchietti e di violentare signore indifese capiva che questa volta si trovava disarmato, di fronte a una forza di cui non conosceva l’entità, e per la prima volta sperimentava il vero terrore.
Riunì i compagni e decise che la fuga era l’unica possibilità di salvezza. Così quell’orda di manigoldi risalì sulle scialuppe con cui avevano raggiunto l’isola di plastica e tornò sulla nave.

Anche noi ci riunimmo, mentre tenevamo sotto osservazione la ritirata piratesca.
Avevamo vinto, ma non avevamo sconfitto tutte le nostre paure.
«E se pensassero di tornare, con altri mezzi e con altre armi?» chiese qualcuno.
«Non torneranno» fece cupo Coughlin.
Lo vedemmo dirigersi verso l’unità lanciamissili. Pochi secondi dopo, altri due missili partirono, in direzione della nave pirata. Questa volta entrambi i colpi andarono a segno e anche la seconda nave andò a raggiungere la prima.
Osservammo bene tutta la scena, ora che il mare ricominciava a luccicare, riflettendo le prime vampe dell’alba.
Lo sceriffo tornò pochi minuti più tardi. Aveva l’aria serena.
«Naturalmente, nessuno di voi ha mai sentito parlare di pirati, se non al cinema» disse.

Quando tornammo sull’isola, gli ostaggi, insperatamente salvi e illesi, a parte le donne brutalizzate, ci chiesero notizie dei loro sequestratori.
«Sono scappati» disse Coughlin «ma ora cercate di non pensarci più e dimenticate questa brutta avventura.»
Comunque ormai nessuno aveva più voglia di proseguire le vacanze e tutti pensavano a tornare a casa.
«La cosa buona» disse Gary «è che non abbiamo avuto nemmeno bisogno di tirare un colpo.»

 

 

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Informazioni su guido mura

Ho svolto varie attività: insegnante precario di lingua e letteratura italiana all'Università, bibliotecario, insegnante d'informatica, fotografo digitale. Ho pubblicato brevi saggi di letteratura e di varia cultura, in vari libri e riviste. Mi diverto a scrivere testi narrativi e poetici; talvolta compongo musica. Attualmente vivo a Milano. Gestisco il blog guidomura.wordpress.com - Ora mi trovate anche su LopCom, Facebook, LinkedIn, Pinterest e sul mio canale youtube.
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4 risposte a Isola di plastica – Parte 2

  1. melogrande ha detto:

    Lo dicevo io, che non c’ era da fidarsi..

  2. guido mura ha detto:

    Mai andare in certi posti: può succedere di tutto!

  3. wolfghost ha detto:

    Bravissimo! Scorrevole e coinvolgente: letto d’un fiato! 😉
    Non c’è da stupirsi che i pirati l’avessero presa di mira: un posto non protetto da nessuno stato, devono aver pensato che fosse un facile obiettivo… e invece… 😉
    http://www.wolfghost.com

    • guido mura ha detto:

      Felice che scorra bene, Wolf. Questi raccontini bizzarri devono risultare leggeri e veloci, altrimenti il lettore si annoia, e primo compito dello scrittore dovrebbe essere quello di non essere noioso. Ne ho un altro in cantiere; poi si vedrà. Scrivo tante cose in contemporanea. Soprattutto però continuo a occuparmi di critica e cerco di vendere quello che ho già prodotto, il che è un lavoro tutt’altro che facile.

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