Killer city – 2

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Per l’amor di Dio, venite via da lì, disse una voce che proveniva dal pavimento. Era così pressante e così decisa la richiesta che corremmo subito, al buio, verso il suono che ci aveva sottratto al fascino dello schermo.
C’era un’apertura nella pavimentazione marmorea e in quell’apertura una scala conduceva a un livello inferiore, dove si trovavano forse le cantine del palazzo.
Finite le scale, scorgemmo un uomo di bassa statura, dalla testa pelata, che teneva in mano una torcia elettrica.
Cosa sta succedendo? domandò Philip.
C’è una gara in questo momento, disse l’ometto
Che tipo di gara?
Una gara di tiro… a punti.
e chi vince?
Chi colpisce più avversari.
Con pallottole finte, immagino.
Philip pensava a una di quelle esercitazioni in cui i combattenti si colpiscono con proiettili che rilasciano macchie di colore o qualcosa di simile.
No… con veri proiettili.
Ma allora si ammazzano!
Sì, ed è così che si divertono. Perché il gioco diventa realtà.
E voi non siete in pericolo?
Sì certo, ma io sono il guardiano e non faccio punteggio.
Una pallottola vagante potete beccarla anche voi, fece il mio amico.
È per questo che, quando la gara è in corso, me ne sto tranquillo nei sotterranei.
E come fate a sapere che si tiene una gara?
Avvisano il giorno prima.
Ci guardammo perplessi.
Se volete uscire vivi da qui dovete andare oltre la zona abitata, ci consigliò il guardiano.
Era stato assunto, ci disse, per custodire i palazzi, poco dopo la costruzione di quel centro. Era un posto vivace, allora. Ci si era installata una ditta che lavorava nel settore delle intelligenze artificiali e che studiava prototipi anche per conto di vari governi. C’erano diversi alberghi, dove circolavano, in forma più o meno nascosta, membri dei servizi segreti di numerose nazioni. Non mancavano i locali notturni e i luoghi dedicati al piacere. Insomma, non era proprio un posto in cui ci si potesse annoiare, a quei tempi.
Poi, un giorno, era arrivato un uomo, un militare, che aveva incominciato a mettere tutta l’area sotto controllo. Alcuni turisti erano scomparsi o erano morti in circostanze misteriose. Pian piano gli alberghi, i locali, le abitazioni si erano svuotati e la noia aveva incominciato a dilagare. Gli eleganti palazzi, immersi nelle nebbie del Baltico, erano diventati covi di fantasmi. Le stesse aziende che avevano fatto costruire la città, l’avevano poi abbandonata, per non sottostare a un potere che non sembrava legato a nessuno stato riconosciuto dalla comunità universale. La loro era stata quasi una fuga, e si svolse in maniera così veloce che non ebbero il tempo (o forse la capacità) di portare via le attrezzature tecnologiche, che perciò rimasero in quel luogo.
Il capo militare, che si faceva chiamare generale Olbert, si impadronì di tutto e gestì il territorio con il supporto di una schiera di tecnici e di soldati.
Producevano videogames, soprattutto giochi di guerra, e con i proventi delle vendite mantennero in attività le strutture dell’isola.
Accanto a queste attività innocenti e legali, però, Olbert e i suoi dipendenti incominciarono a elaborare prodotti segreti e applicazioni militari, che vendevano sul deep web o avvalendosi di agenti reclutati in varie parti del mondo.
Ben presto sul deep web si diffuse la notizia che in area segreta del Baltico si poteva partecipare a war games più appassionanti di quelli virtuali, che avvenivano sui computer. Fu così che gruppi di fanatici cominciarono ad affluire in città per provare l’emozione di una vera lotta e di un vero pericolo.
Le macchine sperimentavano le varie applicazioni e gestivano veri e propri combattimenti, a supporto degli assassini che, in assenza di una guerra, cercavano di soddisfare in qualche modo l’istinto di morte che li dominava.
L’ometto che ci aveva accolto nei sotterranei non seppe dare indicazioni su quelle persone. Gli uomini che gestivano la città avevano sempre tenuta nascosta l’origine e il destino dei giocatori e lui, d’altra parte, non doveva occuparsene. Ci seppe dire solo che per la gara i combattenti erano divisi in due squadre, collocate in due aree distinte del complesso di costruzioni.

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Informazioni su guido mura

Ho svolto varie attività: insegnante precario di lingua e letteratura italiana all'Università, bibliotecario, insegnante d'informatica, fotografo digitale. Ho pubblicato brevi saggi di letteratura e di varia cultura, in vari libri e riviste. Mi diverto a scrivere e pubblicare testi narrativi e poetici; talvolta compongo musica. Attualmente vivo a Milano. Gestisco il blog guidomura.wordpress.com - Ora mi trovate anche su Facebook, LinkedIn, Instagram, Google+, Pinterest e sul mio canale youtube.
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3 risposte a Killer city – 2

  1. melogrande ha detto:

    Queste storie ti riescono sempre benissimo.
    Mettono impazienza di leggere il resto.

  2. guido mura ha detto:

    Il problema adesso è trovare il tempo per scriverle. Ho scoperto che si perde più tempo a promuovere un libro che a scriverlo. D’altra parte non si può abbandonare un libro, soprattutto se qualcuno te l’ha pubblicato.

  3. wolfghost ha detto:

    Oh, è molto realistico, eh! Non mi stupirebbe scoprire che posti così esistono davvero! 😉

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