Libri e lavori

curvature

Mi è capitato di dare un’occhiata alla produzione narrativa attuale, soprattutto a quella scritta da autori giovani o non affermati, e sono rimasto sorpreso nel vedere l’enorme quantità di testi pubblicati, assolutamente ingestibile da critici e lettori.
Conosco qualcuno degli autori di quei testi. Molti fanno parte di quella categoria che il sistema si ostina a chiamare “emergenti”, quando si sa che non hanno la benché minima possibilità di emergere, se non per motivi diversi dal successo letterario puro e semplice.
So anche che alcuni nuovi autori sono dotati di uno stile discreto e di buone idee, e non sono per nulla inferiori a quelli che sono stati accolti nella massa di scrittori sostenuti dalle maggiori case editrici. Purtroppo però non riusciranno mai ad avere un numero di lettori sufficiente per garantire una soddisfacente resa economica del loro lavoro intellettuale.

Una situazione di questo tipo si verifica però anche in altri settori, perché la nostra società consente a tutti di scegliere l’indirizzo di studi che preferisce (salvo poi stringere le maglie del sistema con il metodo disincentivante del numero chiuso), ma non è in grado di assicurare una retribuzione per l’attività che da quegli studi deriva. Il vantaggio economico può sussistere solo se è riservato a pochi, a quei pochi che il mercato è in grado di sostenere.

Questo avviene non solo per chi desidera scrivere, ma anche per chi sceglie di fare il filosofo, lo storico, l’archeologo, il grecista, l’astronomo, l’architetto, il cantante, il pittore, l’idraulico, il negoziante, il bancario, lo storico dell’arte, il criminologo, il commercialista.

Per ora è ancora possibile trovare un posto di lavoro da informatico, da medico, da tecnico delle comunicazioni o del settore cibernetico, ma prima o poi anche quelle attività saranno ricoperte e intasate.
Il problema è sempre esistito. Per quanto mi riguarda, ne parlo fin dal Sessantotto, senza trovare risposte.
Purtroppo, l’uomo non è una macchina e non può essere programmato. Non tutti sono in grado di studiare matematica, ingegneria, medicina, cibernetica, anche se i mestieri che presuppongono conoscenze tecnico-scientifiche sono gli unici richiesti dal mercato.
Se occorrono dieci scienziati e due letterati, ma scuola e università preparano dieci letterati e due scienziati, per il semplice fatto che solo due persone abbiano le capacità intellettuali che consentano di formarsi in un settore scientifico, ci troveremo di fronte a una drammatica disoccupazione nel settore umanistico-letterario e all’incapacità della forza lavoro di soddisfare le esigenze della produzione nei settori tecnico-scientifici.

Che succederà quindi?
Succederà che il lavoro necessario (manuale e intellettuale) sarà sempre più svolto da intelligenze artificiali, mentre quello non necessario al sistema sarà effettuato per soddisfazione personale, ma senza retribuzione, e che gli uomini dovranno essere mantenuti dal sistema economico e non saranno più costretti a lavorare.

Purtroppo dovremo abituarci a un mondo diverso, in cui principi e punti di riferimento non saranno più quelli comunemente accettati.

Il passaggio dalla società fondata sul lavoro a quella basata sul non lavoro sarà graduale e non indolore. Speriamo solo che l’umanità, nella forma che conosciamo, riesca a sopravvivere.

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Informazioni su guido mura

Ho svolto varie attività: insegnante precario di lingua e letteratura italiana all'Università, bibliotecario, insegnante d'informatica, fotografo digitale. Ho pubblicato brevi saggi di letteratura e di varia cultura, in vari libri e riviste. Mi diverto a scrivere e pubblicare testi narrativi e poetici; talvolta compongo musica. Attualmente vivo a Milano. Gestisco il blog guidomura.wordpress.com - Ora mi trovate anche su Facebook, LinkedIn, Instagram, Google+, Pinterest e sul mio canale youtube.
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16 risposte a Libri e lavori

  1. tramedipensieri ha detto:

    Analisi condivisa Guido.

    Purtroppo vengono a mancare i lavori artigianali quelli per intenderci utilissimi nel quotidiano: idraulici, falegnami, elettricisti. Quei pochi che si trovano si fanno pagare tantissimo e per riuscire a contattarli per una urgenza è davvero un’impresa.

    • guido mura ha detto:

      Eppure si organizzano tanti corsi per le specializzazioni relative all’artigianato. Solo che poi, quando si va a cercare, si scopre che i titolari delle imprese o associano i figli nell’attività o assumono ragazzi extracomunitari. I nostri giovani dove vanno a finire? Inoltre esistono attività e mestieri di cui nessuno ha mai sentito parlare e che spesso si svolgono in territori specifici, in cui pochi hanno la possibilità di stabilire la propria residenza. Insomma, per un motivo o per l’altro, il lavoro (quello utile e retribuito) diventa un miraggio.

  2. poetella ha detto:

    Sì, vabbeh… ma il non lavoro chi lo paga? E soprattutto, chi paga chi paga il non lavoro?
    Mistero! (mappeppiacere!)

    • guido mura ha detto:

      Se ci pensi, sta già succedendo. Molti lavori si trasformano in attività volontarie, retribuite magari con un “rimborso spese”. Il lavoro svolto sul web, poi, è nella maggior parte dei casi gratuito. Le varie piattaforme si finanziano con la pubblicità. Se qualcuno, come gli influencer o i fashion blogger, lo trasforma in un lavoro vero e proprio, sono le aziende che pagano. Si tratta però sempre di esempi, che non possono essere estesi a tutti. Di conseguenza bisognerà pensare a come mantenere tutte quelle persone prive di qualità particolari e che resteranno escluse dal sistema.

  3. denisenobili ha detto:

    In teoria l’intelligenza artificiale genera a sua volta nuovo lavoro. Certo, lavoro diverso. Si tratta di un tema complicato, ma molte aziende (per esempio in editoria, che è il mio campo) hanno creato nuovi posti di lavoro proprio grazie all’AI.

    • guido mura ha detto:

      La mia impressione è che si tratti comunque di attività che non potranno essere svolte da chiunque e che non riusciranno a coinvolgere tutti i lavoratori. Rimarranno sempre delle sacche di non occupati, che potrebbero anche diventare la maggioranza: un nuovo proletariato privo anche della speranza nel sol dell’avvenire.

  4. wwayne ha detto:

    A proposito di autori giovani e non ancora affermati, ti consiglio caldamente quest’autentico capolavoro: https://wwayne.wordpress.com/2018/11/03/ti-amo-ancora-elisa/

  5. aitanblog ha detto:

    Questo del non-lavoro è davvero uno dei punti cruciali del nostro tempo.

  6. aitanblog ha detto:

    M’è venuto in mente un miuo raccontino in forma monologante di qualche mese fa…

    https://aitanblog.wordpress.com/2018/04/10/chiacchiere-e-birre/

    • guido mura ha detto:

      Purtroppo siamo in un momento di trasformazione e di passaggio.
      Mi pare che il capitalismo liberista si trovi in una contraddizione profonda. Obbligato a trovare clienti che acquistino prodotti, non è in grado di creare lavoro retribuito per generare i clienti che
      possano acquistare beni di consumo. In questo momento sembra in grado di produrre solo accattonaggio e attività illegali o criminose. Si arriverà a un crollo del sistema attuale per assenza di profitto? Si sostituirà l’attuale economia fondata sul debito e sui profitti da capitale con nuove forme di socialismo di stato? Non vedo come se ne possa uscire. Certamente, la funzione di stimolo dell’impegno personale che era compito del sistema del capitalismo liberale e individualistico e che lo rendeva più efficace praticamente rispetto alle forme di collettivismo comunista, viene a cessare nel momento in cui il lavoro diviene inessenziale e addirittura un disvalore. Resta da capire cosa verrà dopo: una tecnocrazia, retta da un’alleanza tra le menti tecnocratiche (ingegneri, scienziati, informatici ecc.) e il grande capitale, oppure nuove forme teocratiche o ancora la riproposizione del dominio di un’èlite politico-amministrativa che gestisca con l’ausilio di macchine e tecnici tutta la produzione necessaria al mantenimento delle masse di inoccupati? Tutte le prospettive immaginabili fanno presupporre comunque un futuro distopico, di fronte al quale le contraddizioni e le conquiste sociali e culturali del Novecento rischiano di apparire come una trascorsa età dell’oro.

      • aitanblog ha detto:

        Certo, è un periodo di transizione, ma non si sa bene verso dove. Quello che è certo è che in nessun’altra precedente rivoluzione economica si erano mai bruciati tanti posti di lavoro ed erosa fino a questo punto la capacità di acquisto delle nuove generazioni.

  7. wolfghost ha detto:

    Bé, d’altronde certi autori di fantascienza che avevano teorizzato futuri come questi vengono proprio da quegli anni, no? 🙂
    Anche io sarei curioso di vedere cosa succederà alle prossime generazioni, perché è evidente che prima o poi la stragrande maggiornaza del lavoro, perfino quello “intellettuale” verrà svolto da macchine.
    Che poi… era quello il motivo per cui fuono create, no? Lasciare più spazio alla creatività agli umani 🙂 Il dubbio che però qualcuno ti ha già posto resta: è poi… nessuno guadagnerà ma sarà sarà solo assistenzialismo? In un certo senso la rivincita del comunismo: a ognuno quanto necessario 😀
    http://www.wolfghost.com

    • guido mura ha detto:

      Non so proprio cosa succederà. Potrebbe anche riapparire una qualche forma di comunismo, insieme alla liberazione dal lavoro. Devo confessare che la cosa non mi preoccupa eccessivamente. In fondo continuo a essere un maledetto ottimista e continuo a pensare che l’uomo troverà il modo per sopravvivere e riorganizzare la società, nella speranza di realizzare quel progetto che non conosciamo, ma alla cui esistenza la nostra ragione c’impone di credere.

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