Futuria 2

Non potevamo far altro che iniziare il nostro viaggio, in due, con un buon fuoristrada e tanta voglia di vedere nuovi cieli. Attraversammo così montagne e pianure, colpiti da frustate di luce, per assopirci nelle tenebre di ripari improvvisati. Incontrammo greggi e carovane, camion e uomini a cavallo, bambini dal viso stupito e donne dal volto scurito dall’aria e dal sole. La fine della strada non la si poteva nemmeno immaginare. Ci davamo il cambio nella guida e guardavamo il mondo che sembrava venirci incontro. Vedevo gli enormi rocciai che costellavano il percorso e ammiravo la pervicace volontà degli arbusti che si ostinavano a crescere, aggrappandosi a quelle terre inospitali, sfruttando le scarse piogge e la potenza imperiosa della luce che dominava i giorni.
Poi, all’improvviso, le alture scomparvero, per lasciare il posto a una pianura chiara e assolata, a un cielo terso e impietoso. Erano sempre di meno i viaggiatori che percorrevano la terra; pochi gli animali che si avventuravano in quelle desertiche solitudini.
Così trascorsero giorni e giorni, senza che si vedesse anima viva. Le nostre razioni di cibo andavano esaurendosi e cominciammo a temere per la nostra stessa sopravvivenza. Dovevamo trovare qualcosa di commestibile: pianta o animale che fosse. Era strano, dopo una vita consumata nella civiltà, lontani dai bisogni fondamentali, abituati a trovare tutto quello di cui avevamo necessità in un negozio o in un supermarket, trovarsi ad affrontare le esigenze degli uomini primitivi, cacciatori e raccoglitori

Per nostra fortuna Dario, che aveva una laurea in Scienze naturali, aveva studiato botanica ed era in grado di riconoscere alcune piante commestibili.
Raccogliemmo perciò foglie di atriplice marino, di pistacchio selvatico e di acetosella di pecora, nonché una specie di cipolla selvatica, che cresceva in quei terreni da tempo immemorabile. Si trovavano anche dei cardi, ma Dario non era molto sicuro di quelli che vide, perché asseriva che alcune specie potevano essere velenose. Insomma, quello che si trovava non era molto, ma poteva integrare le nostre scarse riserve di scatolame. Il regno animale poi, se non offriva mammiferi o uccelli, poteva sempre contribuire a sostentarci con insetti come le cavallette, abbastanza frequenti, e consumate da numerosi popoli. Bisognava accendere un piccolo fuoco e abbrustolire piante e animaletti. Non era un pranzo da ristorante decorato da stelle Michelin, ma consentiva di procedere nel percorso senza soffrire la fame.

Il prato terminava in quello che pareva essere un grande parcheggio. C’erano centinaia di posti macchina delimitati da strisce bianche, ma nessun veicolo era visibile. Un cartello in inglese, replicato da altre comunicazioni in lingue e alfabeti sconosciuti, intimava di lasciare lì l’auto e di proseguire a piedi.
Bisognava entrare in una sorta di boscaglia, formata da arbusti e sterpi
Finalmente, da quello strano intrico di verde e sterpaglia rinsecchita, emerse uno spazio che pareva rimodellato dall’uomo: una grande piazza vuota, attorniata da cupole che sembravano nascere direttamente dal terreno. Erano cupole enormi, lucide, costruite con qualche sostanza a noi sconosciuta.
Quasi all’improvviso, al centro della piazza si materializzò una figura umana, ricoperta da un caffettano color polvere, lungo fino alle caviglie.
Era un maschio, di alta statura, che non appariva molto diverso da noi: aveva un colorito chiaro e gli occhi azzurri.
Ci venne incontro e ci parlò. Benvenuti a Futuria, disse.
Parlava piano, senza particolari accenti. Ci disse di chiamarsi Nahis. Era il suo nuovo nome, poiché tutti cambiavano nome, nell’entrare a far parte del nucleo degli abitanti di quella città.
Ci accompagnò verso l’entrata di uno dei palazzi che incoronavano la piazza, mentre ci illustrava il suo mondo.
Vi farò da guida in questa realtà che ancora non conoscete, ma che forse comincia ad apparire in forma embrionale anche da voi. Qui si manifesta, in forma scientificamente organizzata, quella che sarà tra breve la realtà, in tutto il mondo abitato dagli uomini.
Eravamo entrati in una specie di passeggiata coperta, dove ci si poteva fermare e sedersi su lunghissimi sedili, che parevano serpenti snodati sul percorso.
Ci accomodammo su uno di quei sedili e ci mettemmo a osservare le persone che passeggiavano o si sedevano per chiacchierare.

Nahis ci raccontò il lungo processo di trasformazione e di creazione di un diverso paradigma di società: bisognava cambiare, soprattutto, partendo da un’analisi del mondo che non poteva che essere impietosa.
Così parlò Nahis.

Annunci

Informazioni su guido mura

Ho svolto varie attività: insegnante precario di lingua e letteratura italiana all'Università, bibliotecario, insegnante d'informatica, fotografo digitale. Ho pubblicato brevi saggi di letteratura e di varia cultura, in vari libri e riviste. Mi diverto a scrivere e pubblicare testi narrativi e poetici; talvolta compongo musica. Attualmente vivo a Milano. Gestisco il blog guidomura.wordpress.com - Ora mi trovate anche su Facebook, LinkedIn, Instagram, Google+, Pinterest e sul mio canale youtube.
Questa voce è stata pubblicata in idee, racconti e contrassegnata con , , , , , . Contrassegna il permalink.

4 risposte a Futuria 2

  1. Attendo il seguito. Son curiosa di scoprire quale diverso paradigma di società si è adottato.☺

  2. guido mura ha detto:

    Anch’io ero abbastanza indeciso, prima di fare una scelta. Devo rileggere il pezzo successivo, per vedere se è sufficientemente chiaro, ma ho qualche giorno di tempo per farlo. Adesso sto spostando tutto: programmi, scritti, musica e immagini, perché ho appena cambiato computer.

  3. wolfghost ha detto:

    Prosieguo Interessante e incuriosente. Apparentemente si tratta di uno dei tanti tentativi utopistici di cui la storia dell’umanità è piena. La strada per l’inferno, si sa, è lastricata di buone intenzioni.
    Ma magari non è così 🙂
    Vado a leggere il seguito…
    http://www.wolfghost.com

    • guido mura ha detto:

      Spesso si cerca di forzare la mano alla storia e di precorrere i tempi. Si inventano ideologie, sette e religioni. Forse sarebbe meglio lasciar fare alla storia e alla scienza, senza pretendere troppo. il problema è che oggi il mondo viaggia troppo in fretta, perché possiamo adeguarci ai cambiamenti.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...