Futuria 5

«E così torniamo alla nostra vita».
«Così pare».
«Al nostro mondo che ci sfugge, perché cambia e non sembra più quello in cui siamo nati».
«Sì ma cambia insieme a noi».
«Ma noi non stiamo cambiando».
«E chi lo dice? Sai cosa farò? Sposerò una ragazza mulatta, con uno zio buddista, una cugina musulmana e una nonna ebrea».
«Così corri il rischio di essere assunto dagli Illuminati».
«O dalla Santa Sede».
«È vero: vogliono le stesse cose».
«Beh, non era quello che voleva Cristo?»
«Certo: serve per sopravvivere. Se i popoli ricominciano a chiudersi nelle loro frontiere e a proteggere la loro identità, prima o poi torneranno a combattersi».
«È il rischio che corriamo».
«Solo che ora la guerra potrebbe significare la fine del mondo».
«Non del mondo, la fine di questi bipedi raziocinanti».
«E quindi è necessario fondersi, mescolarsi, rinunciare a un po’ di radici; ma non è anche quello che succedeva a Futuria?»
«Certo, solo che lì non c’è libertà di scelta. Il piano è rigoroso e rigido e il bene è la sola strada possibile».
«Perchè noi siamo liberi di scegliere?»
«No, ma ci fanno credere di esserlo».
«Beh, se il nostro mondo tutto sommato è uguale a Futuria, perché siamo scappati nottetempo, come se fossimo precipitati all’inferno?
«Perché a Futuria non c’è l’amatriciana».
«E nemmeno la carbonara».
«O il risotto alla milanese».
«I pizzoccheri».
«I tortelli di zucca».
«La pastiera napoletana».
«La cassata».
«Il pesto».
«Le orecchiette».
«Le sebadas».
«Il pecorino».
«Il parmigiano».
«Il gorgonzola».
«La burrata…»

Dopo un’altra ventina di cibi e piatti tradizionali avevamo riacquistato un po’ di buonumore. La macchina riattraversava il deserto, ma stavolta avevamo cambiato rotta. Dario aveva proposto di andare verso sud, anche se così si allungava il percorso. Dopo un centinaio di chilometri avremmo trovato una città, e un mercato, dove fare rifornimenti di carburante e di cibo. Da lì, a piccole tappe, saremmo tornati in Italia, alla nostra solita vita, a quella realtà a cui non sapevamo rinunciare, almeno non così in fretta.
«Un’Italia sempre più americana, la nostra» dissi al mio amico.
«Lo è diventata, a partire dal dopoguerra».
«Ora abbiamo anche i ghetti neri».
«Proprio come gli States».
«E noi bianchi in fondo siamo felici, perché ci sentiamo superiori, anche se non ci dicono “sì, badrone”».
«Ma ci dicono: “sì, capo”».
«E poi alla fine i veri badroni sono i cinesi, che sarebbero anche comunisti».
«Sì, comunisti borghesi!»
«E quindi non dovremo diventare neri, ma gialli, che poi così gialli non sono. Che casino!»
Non capivamo più niente, ma in Italia potevamo discutere, bisticciare, votare, scegliere, o almeno così ci pareva: c’era la democrazia!
«Ho voglia di una vera pizza» disse Dario.
«Io un piatto di penne all’arrabbiata me lo farei volentieri».

Informazioni su guido mura

Ho svolto varie attività: insegnante precario di lingua e letteratura italiana all'Università, bibliotecario, insegnante d'informatica, fotografo digitale. Ho pubblicato brevi saggi di letteratura e di varia cultura, in vari libri e riviste. Mi diverto a scrivere e pubblicare testi narrativi e poetici; talvolta compongo musica. Attualmente vivo a Milano. Gestisco il blog guidomura.wordpress.com - Ora mi trovate anche su Facebook, LinkedIn, Instagram, Google+, Pinterest e sul mio canale youtube.
Questa voce è stata pubblicata in idee, racconti e contrassegnata con , , , , , . Contrassegna il permalink.

4 risposte a Futuria 5

  1. Beh, hai colto nel segno: anche il cibo, con il sesso, il gioco virtuale, i social fanno tutti parte della strategia anestetizzante; in televisione non si parla d’altro… Futuria è già qui, solo che hanno avuto l’accortezza di non farcene rendere conto. 🙂

    • guido mura ha detto:

      Non lo so mica se siamo già a Futuria; cerco solo di raccontare la nostra realtà e di riferire quello che pensa la gente comune, quella che non ha profonde convinzioni filosofiche o politiche e che crede più nella pizza o nell’amatriciana che nei leader (e forse non ha tutti i torti).

      • Non saprei… forse se la gente comune facesse lo stesso ragionamento che stai facendo tu, cercando di immedesimarsi nelle prese di posizione di quelli che tu chiami leader (e che io chiamo organi di potere), forse sarebbe meno manipolabile, meno succube e più partecipe di decisioni che fanno la differenza, anche in termini di qualità della vita. E per riuscire ad avere queste capacità di analisi delle situazioni che ci interessano tutti, l’amore per l’amatriciana e per la pizza, forse non bastano.

  2. guido mura ha detto:

    Forse l’amore per l’amatriciana è solo amore per la vita, desiderio di sopravvivere e di vivere in modo piacevole. Oggi la maggior parte dei poteri mira ad assicurare un benessere immediato (l’economia che galoppa, come negli States). Il capitale non può permettersi di ridurre i profitti. Una politica rigorosa di protezione ambientale costringerebbe a ridurre produzione e consumi. Cosa succederebbe agli operai e agli impiegati di aziende che svolgono attività tradizionali, agli allevatori di bovini, al settore petrolifero, a tutti quelli che ancora vivono come se le risorse della terra fossero inesauribili? Tra qualche anno la natura potrebbe chiedere il conto e non so come potremmo risolvere i problemi di una terra irrimediabilmente compromessa. Mi auguro che qualcuno ci stia pensando. Intanto nel Regno Unito e nel Mare del Nord cominciano a fare piani di evacuazione per le terre che verranno invase dal mare tra breve.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...