Riflessioni sulla pandemia

terrazzo

 

L’arrivo dell’estate ha portato con sé una ventata liberatoria. L’incubo invernale è finito. Ora si può tornare a vivere come prima, si parla al telefonino, si gioca, ci si diverte, si canta, si balla, si beve, si fuma, si sniffa: tutto come prima.

Il sintomo più evidente è il rifiuto dell’uso della mascherina.

I giovani la portano come decorazione al braccio. Gli altri la tengono sotto il viso. Molti non la portano proprio.

Quest’atteggiamento di rifiuto di ogni precauzione condurrà probabilmente a un continuo sviluppo della malattia virale.

Probabilmente però diminuiranno i casi di mal di gola, perché la mascherina tenuta abbassata protegge questo delicato settore del nostro corpo dai colpi di freddo. A qualcosa quindi servirà l’uso di questo strumento che solo i cinesi pare portino con una certa diligenza.

Sicuramente un altro vantaggio della diffusione del nuovo morbo è evidente. La pandemia ha mostrato in maniera chiara i limiti spaventosi della scienza.

Il Novecento ci aveva abituato alle certezze. C’era chi credeva in Dio, chi nel marxismo, chi nella reincarnazione e nelle filosofie-religioni orientali. Molti credevano nella scienza. Non gli scienziati, naturalmente, ma la gente comune. Si avevano certezze. Ad esempio, oltre i 37 gradi del termometro si aveva la febbre, per far passare la febbre si prendeva l’aspirina, poi la tachipirina, e per curarsi bastava ingoiare una pastiglia o una capsula di antibiotico. Se si aveva voglia di lavorare e di vivere una vita migliore di quella dei campi, bastava andare al Nord e lavorare in una fabbrica. Se si studiava, si aveva la possibilità di ottenere un buon posto di lavoro e guadagnare bene.

Oggi non vi è più niente di sicuro. I vaccini forse possono proteggere dalle malattie, ma forse no. Addirittura potrebbero causarne delle altre. I virus possono essere curabili, ma forse no. La temperatura corporea può oscillare, a seconda del sistema di misurazione. Il limite può essere 36,8, o forse 37, ma meglio indicare 37,5, per essere sicuri di star male davvero. Meglio non parlare di pressione sanguigna o di colesterolo, per cui si richiedono valori sempre più bassi. Che sia meglio non avercela proprio la pressione e non avere nemmeno colesterolo nel sangue? Insomma, sarebbe meglio non essere vivi, perché se non sei vivo non ti può capitare niente di male: non puoi morire. In realtà sono ancora tante le cose che non conosciamo, dell’uomo, della materia. Non riusciamo a capire il perché e il percome della nostra presenza, della nostra coscienza, del nostro presente, del nostro futuro. Già nel Novecento, pian piano ogni certezza si era dissolta, ogni garanzia si era dimostrata inaffidabile. Nel nuovo millennio quest’incertezza di base si rivela finalmente alle masse, a quelli che ancora credevano alle parole della scienza, della filosofia, della politica. La pandemia contribuisce a rivelare l’evidente inadeguatezza degli scienziati, l’assenza di risposte certe da parte della scienza e della politica. Sappiamo pochissimo, ma quello che sappiamo non lo sappiamo certo in maniera assoluta. Ci curiamo con l’aloe come nell’Ottocento usavamo la malva, ma la nostra ignoranza è quasi totale in ogni ramo della scienza.

Informazioni su guido mura

Ho svolto varie attività: insegnante precario di lingua e letteratura italiana all'Università, bibliotecario, insegnante d'informatica, fotografo digitale. Ho pubblicato brevi saggi di letteratura e di varia cultura, in vari libri e riviste. Mi diverto a scrivere e pubblicare testi narrativi e poetici; talvolta compongo musica. Attualmente vivo a Milano. Gestisco il blog guidomura.wordpress.com - Ora mi trovate anche su Facebook, LinkedIn, Instagram, Google+, Pinterest e sul mio canale youtube.
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