Biglietto – parte 1

Cagliari – Cittadella dei musei

Ero uscito, per il pasto quotidiano, ma non avevo trovato niente di attraente ed ero ritornato in biblioteca, nel mio luogo di lavoro.
Doveva essersi fatto tardi, perché, appena imboccata la lunga scalinata che conduceva alla grande porta a vetri, incrociai un gran numero di persone che scendevano. Possibile che fosse già l’ora di uscita? Entrai, aprendo la porta a bussola e vidi altri colleghi che timbravano all’orologio.
Guardai il mio, di orologio, e vidi che faceva quasi le sette. Forse si era fermato. Dovevano essere le 12 o quasi le 12, se tutti abbandonavano il lavoro. Qualcuno mi confermò che stavano chiudendo.
Ridiscesi e mi ritrovai per la strada, in quel quartiere alto, collocato a un livello superiore rispetto al resto della città.

Dovevo trovare un biglietto per il filobus, perché altrimenti come avrei fatto a rientrare a casa, una volta arrivato in città? Il percorso era lungo e non avrei mai potuto farlo a piedi.
Le strade erano deserte, in quella parte di mondo, e cercai un locale che vendesse biglietti, come avevo fatto altre volte, senza successo. In uno spiazzo in salita vidi una specie di bar. La porta era chiusa, ma sentii che qualcuno, un uomo di una certa età, parlava a voce alta. Il posto non era invitante, e non mi arrischiai a entrare. Avrei forse trovato di meglio più avanti.

Proseguii quindi, sull’asfalto della strada grigia, che scendeva tortuosamente tra muraglie senza aperture: né portoni di palazzi, né locali pubblici. Non c’era nessuno, ma poi all’improvviso nel procedere incontrai una giovane donna, che anche lei doveva scendere in città. La guardai, ma non la vidi in modo chiaro, perché è difficile mettere bene a fuoco persone e cose, mentre si cammina.
Mi parve che il viso non fosse grazioso: il naso soprattutto era grosso e a uncino. La faccia ovale e la bocca sorridente però lo rendevano nell’insieme gradevole. La figura rimaneva indistinta, ma le gambe parevano belle: non portava calze, anche se l’estate non era ancora arrivata. Pensando a quelle sue gambe nude, l’accompagnai con piacere. Bisogna trovare la bellezza là dove si rivela, nei particolari.
Parlava con tono allegro ed era piacevole ascoltarla.
Ed ecco che raggiungiamo insieme il cunicolo che porta in città. E’ un’apertura quadrangolare, più alta che larga. Bisogna entrarci e lasciarsi scivolare fino al livello desiderato, fino alla grande città che giace al di sotto.
Volevo farla entrare per prima, ma poi finii per trovarmi davanti al cunicolo e mi infilai nell’oscurità.

Si scivolava con facilità in quel budello e la velocità della discesa non era eccessiva. Riuscivo a rallentare a piacere la caduta e a guardare dietro di me, dove la mia compagna di viaggio scendeva lei pure, con agilità. Solo per un momento ebbi paura che mi rovinasse addosso, il che comunque non sarebbe stato un gran male, perché avrei avuto la possibilità di afferrarla perché non si facesse male e di toccarle le gambe, quelle gambe che ora desideravo più di ogni altra cosa.
Superati svincoli e tortuosità alla fine si arrivò a destinazione. Il cunicolo ci scaricò su una grande piazza, quella che conoscevo da tempo. Lontana dalla mia casa, ma aperta e piacevole. C’erano alberi in cui di sera si rifugiavano colonie di uccelli che spandevano un canto incessante e cristallino, pieno di squilli e stridii.

Informazioni su guido mura

Ho svolto varie attività: insegnante precario di lingua e letteratura italiana all'Università, bibliotecario, insegnante d'informatica, fotografo digitale. Ho pubblicato brevi saggi di letteratura e di varia cultura, in vari libri e riviste. Mi diverto a scrivere e pubblicare testi narrativi e poetici; talvolta compongo musica. Attualmente vivo a Milano. Gestisco il blog guidomura.wordpress.com - Ora mi trovate anche su Facebook, LinkedIn, Instagram, Google+, Pinterest e sul mio canale youtube.
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