L’abolizione del male

Da tempo l’Italia ha vinto il campionato mondiale delle abolizioni. Lo stato italiano è riuscito ad abolire la follia, la prostituzione, la violenza e perfino la povertà. I risultati si vedono: i pazzi vagano indisturbati, liberi di lavorare dove capita e di buttare i bambini dalle finestre; i lavoratori del sesso esercitano liberamente e senza controllo le loro attività, i ladri hanno facoltà di rubare impunemente, gli assassini possono continuare a uccidere, seguendo i loro istinti primari, i violenti possono pestare a sangue chi gli capita sotto tiro, gli accattoni tappezzano le strade, le piazze e i market.

In tutti questi casi, lo Stato interviene, sì, di solito malvolentieri, ma solo dopo che si registri qualche fattaccio. Gli omicidi, purtroppo, non si possono nascondere a lungo: le televisioni se ne cibano e realizzano scoop senza limiti. Forze dell’ordine, magistrature, società segrete e servizi fanno però a gara, a quanto pare, per rendere impossibile perseguire i criminali. Persino i cani molecolari, queste simpatiche bestiole, se lavorano per lo Stato, rinunciano a trovare alcunché, facendosi superare in abilità e determinazione da giornalisti e cagnolini che escono a spasso con i padroni per fare la pipì.

Insomma, meno si trova e meno si sa e meglio è.

Il dramma è che noi siamo capaci di abolire strutture impopolari e problematiche, come ospedali psichiatrici e case chiuse, senza però sostituire queste istituzioni con una sostanziale e sicura riorganizzazione della realtà che si voleva rottamare. Psicolabili, operatori erotici, ma anche ladri e piccoli criminali, devono essere aiutati a reinserirsi nella società, secondo la nostra prevalente cultura cattobuonista, anche se non hanno la benché minima volontà di farlo. Mi domando se sia giusto imporre la presenza di tutti costoro a una comunità di persone regolari e indifese, senza che lo Stato sia in grado di controllarne le azioni. Mi domando se sia giusto privilegiare in ogni settore l’utopia al posto della realtà e pensare che esista solo un’umanità mentalmente sana, casta, mite e onesta e che tutti, ma proprio tutti, possano e debbano essere recuperati e inseriti nella società ideale in cui immaginiamo di vivere.

Informazioni su guido mura

Ho svolto varie attività: insegnante precario di lingua e letteratura italiana all'Università, bibliotecario, insegnante d'informatica, fotografo digitale. Ho pubblicato brevi saggi di letteratura e di varia cultura, in vari libri e riviste. Mi diverto a scrivere e pubblicare testi narrativi e poetici; talvolta compongo musica. Attualmente vivo a Milano. Gestisco il blog guidomura.wordpress.com - Ora mi trovate anche su Facebook, LinkedIn, Instagram, Google+, Pinterest e sul mio canale youtube.
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3 risposte a L’abolizione del male

  1. endorsum ha detto:

    sono decine di migliaia i minori non accompagnati arrivati in Italia e scomparsi a beneficio dei peggiori traffici concepibili. Mi chiedo, a fronte di questa realtà in cui vi è logistica, fatturato e mancanza di una volontà d’intervento: l’utopia non sarà forse un cibo per le masse? un’ammissione implicita dello Stato che in realtà si autoassolve? una gentile concessione per non farci troppo arrabbiare? e quando pensiamo, a fronte dei fatti di cronaca, al fine pena mai, non siamo ancora costretti a guardarci gli uni con gli altri per non guardare mai “sopra”?
    Sono domande tra me e me, che il tuo bell’articolo mi ha sollecitato. 🙂

    • guido mura ha detto:

      Ciao, Endorsum. In realtà troppe cose non quadrano nella narrazione ufficiale della nostra società. Viene il sospetto che molte scelte qualificate come progressive nascondano interessi che sono spesso inconfessabili, che venga fatta balenare l’illusione di un futuro dorato e perfetto, a vantaggio di un élite dominante. Certo che la società che ci viene prospettata finisce per assomigliare molto al mondo nuovo di Huxley, in cui una felicità apparente è ottenuta attraverso la schiavizzazione di intere classi di uomini e a prezzo di compromessi con la droga e con la morte, Chissà come sarà raccontata la nostra società tra mille anni, ammesso che vi siano ancora una società e una vita pensante su questo pianeta.

      • endorsum ha detto:

        Ciao Guido 🙂
        Viene il dubbio che certa narrativa distopica sia stata usata come manualistica. Ma il dubbio vero, considerando che gli esperimenti sociali sono stati provati in modo massivo dopo la “creazione” di discipline quali la sociologia, è che qualche voce autoriale sia stata insufflata per iniziare a prepararci all’idea, più che per allertarci. Quanti film possiamo contate sul tema? Ne abbiamo veduti talmente tanti da non scandalizzarci più. Maledetta finestra di Overton.
        Non ho idea di quanto e per quanto ci attenda, ma il buon Vico ci parla di cicli e credo abbia ancora ragione. Nuove istanze, nuovi interessi forti delle carenze, molto forti, come noi ancora non ci immaginiamo, figli, in decenni diversi, del dopoguerra. Spiace solo dover immaginare un’Italia parco giochi dei ricchi, con cinesi e cingalesi vestiti da italiano tipo occupati nei servizi al turista.

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