Le scelte

Via Cusani - via dell'orso

Devo andare, di prima mattina, al Palazzo di Brera.

Ecco che devo decidere il percorso. Non sono un abitudinario. Potrei passare da Foro Bonaparte e da qui arrivare in Piazza del Carmine, per poi fare il solito budello (via del Carmine) che sfocia in via Brera, oppure percorrere via Cusani. Ma anche da qui ho due possibilità: andare a sinistra, per Ponte Vetero e girare a destra, nella piazza, verso la chiesa del Carmine oppure proseguire per via dell’Orso. Qui, sul lato sinistro, dalla parte di Brera, subito dopo il crocicchio, c’è sempre un mezzo che posteggia in parte sul marciapiede. Di solito è un furgone che scarica materiale da consegnare. Oggi è un camioncino da cui esce un serpentone verde che deve o scaricare liquidi o spurgare qualche scarico idrico intasato. Non ho tempo di approfondire la questione. Tra la facciata dei palazzi e l’ingombrante arnese metallico c’è a malapena lo spazio per il passaggio di una persona. A complicare il tutto intervengono anche due fioriere con degli arbusti spelacchiati, che sottraggono altri preziosi centimetri.
Una donna di mezza età, brutta come la morte, s’infila tra l’imitazione asfittica della jungla nera e il mostro dalla proboscide verde e, con passo deciso, percorre quei pochi metri di strettoia e arriva da me, che l’aspetto a piè fermo, prima d’inoltrarmi, nel senso opposto al suo, nella stretta camminatoia.
Più avanti, quando ho superato ormai il percorso più difficile, viene verso di me Warren Beatty, identico all’originale, solo un po’ più scuro di carnagione: insomma un Warren Beatty abbronzato. Mi fissa, anche, in maniera strana. La cosa non mi sconvolge, anche perché non mi sento un uomo preda e le attenzioni di un fustacchiotto non mi interessano. Vado avanti veloce e ho ancora altre opzioni:

1.Imboccare il primo vicoletto, che dà in un altro vicoletto, da cui poi, svoltando a destra, si finisce in via Brera.
2.Imboccare il secondo vicoletto, via Ciovassino, per svoltare a destra in via Melone e poi a sinistra in via Brera.
3.Andare avanti per via dell’Orso fino a incontrare sulla sinistra la strada che conduce a Brera.

Scelgo quest’ultima soluzione.

E così sono finalmente in via Brera e, quando arrivo all’altezza di via del Carmine, capisco perché ho scelto il mio alternativo percorso. La strada che da piazza del Carmine conduce in via Brera è quasi completamente ostruita da chissà quali lavori. Forse i pedoni riescono a passare, comunque a loro rischio e pericolo, perché si trovano proprio in mezzo a un cantiere di lavori. Forse stanno costruendo rifugi sotterranei in previsione del prossimo arrivo degli alieni e per cercare di sopravvivere alla fine del mondo prossima ventura, così come si dice che stiano facendo in Islanda e altri ameni paesi del profondo nord. Anzi mi sembra che la fine del mondo sia invocata dai soliti abitanti di Thule, che non sanno come fare per liberarsi di tutti questi fastidiosi e prolifici terroni, che tra un po’ domineranno su tutte le terre emerse.

Perché tutto questo banale ed egocentrico discorso? Perché avevo voglia di raccontare tutte le stupidaggini che mi sono occorse in una mattinata qualunque?
No, certamente, ma perché, a pensarci bene, mi sono comportato proprio come una qualsiasi particella di un universo quantistico. Avevo delle probabilità, ero libero di scegliere, ma i punti in cui potevo venirmi a trovare erano comunque determinabili, perché il mio obiettivo era sempre lo stesso e non potevo che andare esattamente dove sono ora, a preparare le riprese per le mie legature barocche. Però i miei movimenti sono stati forse condizionati anche da qualcosa che non si può definire razionalmente: forse è intuizione, forse preveggenza, forse semplicemente caso, un po’ come indovinare al lotto una sequenza vincente.
E questa è la vita, tra razionalità e mistero.

Milano, 14 novembre 2009

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2 risposte a Le scelte

  1. lillopercaso ha detto:

    Universo quantistico, di quartiere, di continenti alla deriva: Mi piacciono molto questi diari di micro viaggi, che hanno le stesse proporzioni dei macro!

  2. deorgreine ha detto:

    Anch’io non sono un’abitudinaria. Anzi, se posso, non mi prefiggo obiettivi a brevissima scadnza e vado avanti cercando di seguire ciò che mi detta il momento, di volta in volta, per vedere se accade qualcosa di inaspettato, qualcosa che possa stupire, visto che non è premeditato da me medesima. Tipo, che ne so, l’arrivo di un essere che sconvolgerà le regole dell’universo, per una volta. Ma non accade mai niente, perchè io non lo so quanto le nostre non-scelte, in fin dei conti, non siano invece delle scelte. E a volte penso che se non accade mai niente, forse è perchè in fin dei conti noi si sceglie che non accada, perchè le regole son regole e non si discutono, anche se noi non le conosciamo tutte. Però se così fosse, il mondo sarebbe davvero un agglomerato di prevedibilità, di noiosa prevedibilità.

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