La faccia

la faccia

1.

Vi è mai capitato di essere perseguitati dalla vostra immagine, cioè non dalla vostra faccia che vi si presenta in sogno a terrorizzarvi, ma dall’immagine che gli altri hanno di voi, da quell’insieme di idee, associazioni, precognizioni che il vostro aspetto genera negli altri e che nulla al mondo può modificare? Quell’immagine diventa una presentazione, un preconcetto, una targa che vi verrà apposta e che non potrete mai staccare, nemmeno a prezzo di azioni eroiche e disperate.
Una delle peggiori disgrazie che possa capitare a un uomo (perché nelle donne il cliché non si propone allo stesso modo) è quello di avere una faccia da “bravo ragazzo”.
È per questo che tanti delinquenti, serial killer, sadici, depravati, antropofagi, quando vengono cuccati nella loro cantina (perché se vuoi diventare una horror star DEVI procurarti almeno una cantina) o nelle segrete del loro castello (se aristocratici) a torturare un branco di minorenni, ti guardano con una bella faccetta stupita da “bravo ragazzo”; perché per sfuggire alla condanna impressa sul loro volto finiscono per diventare il contrario di quello che la loro faccia esigerebbe.
Ebbene: anch’io ho sperimentato questa persecuzione.
Quand’ero piccolo ero un bimbo bello, ipercoccolato da mamma e nonna, idolatrato dalle zie, adorato dalle mie piccole compagne. La pubertà mi ha distrutto!
Separato dal gentil sesso per colpa dei regolamenti scolastici, concupito da pedofili ed omosessuali, ho scelto per mia disgrazia di essere etero. Da questa scelta, dovuta al fatto che adoravo il contatto con la pelle glabra, ammiravo le fattezze morbide e le voci argentine e dolcissime delle fanciulle in fiore e non potevo accontentarmi di imitazioni, sono derivati i miei peggiori tormenti.
Il mio aspetto, ahimè, era troppo gentile e delicato per attrarre un pubblico femminile. Le mie conturbanti lolite preferivano di gran lunga un nerboruto muratore a un delicato poeta adolescente.
Quante volte ho desiderato apparire rozzo e scimmiesco; ma non c’era modo di travestirsi: la mia faccia rimaneva lì ad accusarmi e neanche la barba lunga riusciva a mascherare la mia indecente dolcezza.
Se facevo qualche avance a una ragazza, la risposta era: “Con te no; te sei un bravo ragazzo”. A volte c’era una variante, che faceva: “te sei un ragazzo sensibile”. Come facevi a dirle, con quella faccia, che non era vero, che ero un aspirante porco, che avrei fatto volentieri con lei e un congruo numero di sue amiche orge selvagge, messe nere, sesso promiscuo e ogni genere di schifezze immonde, perché ormai gli ormoni mi schizzavano dalle orecchie e i Rocco Siffredi di allora impallidivano davanti alle mie erezioni e andavano a farsi monaci?
Maledizione, non c’era nulla da fare! Non potevo neanche rinunciare al sesso e dedicarmi anch’io alla vita monastica perché, con quella faccia, sarei stato facile preda dei miei affamati confratelli. Dovevo adattarmi al mio destino.

2.

Quando diventai più grande, la situazione non migliorò.
Le fanciulle con gli altri limonavano e s’infrattavano volentieri; con me chiacchieravano amabilmente e mi chiedevano di prendere la chitarra; poi ascoltavano le mie canzoni e ne traevano ispirazione per i loro successivi infrattamenti.
Qualche tempo dopo, ho ricevuto delle informazioni che mi hanno fatto capire che questo non è il migliore dei mondi possibili.
Tra molte esitazioni, qualcuno mi ha comunicato una notizia che nella mia piccola città, ormai lontana, aveva creato scandalo.
Alcune delle mie amabili lolite erano state sorprese in una casa del capoluogo a effettuare servizi a pagamento: evidentemente, stanche dei muscoli dei muratori, si erano sentite attratte, a un certo punto, anche dai portafogli di qualcun altro.
Tra queste c’era una delle mie prime cotte, una ragazzina molto garbata, coi capelli a caschetto, di color biondo scuro, tanto carina e tanto curata, una di quelle per cui ero un “ragazzo sensibile”. Io che malgrado la mia sensibilità me la sarei fatta in tutte le posizioni del Kamasutra, inventandone anche di nuove, con la creatività che mi contraddistingue, cominciai a capire il perché di tanti atteggiamenti e di tanta incomprensibile frigidità.

Durante la mia lunga vita universitaria, in cui tra Sessantotto, depressioni, abbandoni, trasferimenti e altro, riuscii a finire abbondantemente fuori corso, badando più alla qualità dei voti che alla quantità degli esami, la mia relazione con l’altro sesso e con la mia faccia ebbe importanti sviluppi.
Mi resi conto che, senza mai attraversare la fase di oggetto del desiderio, stavo diventando una possibile terra di conquista, ma non come uomo, bensì come marito: la mia faccia rassicurante stava per trasformarsi in una faccia da marito.
Ebbene, sì, mi sono arreso. Anche un vero casanova virtuale, messo alle strette, di fronte alla triste prospettiva di una vita erotica autarchica, fondata sull’autosufficienza e sull’aiuto dell’immaginazione, finisce per adattarsi all’idea di una vita organizzata e regolare, tutta casa, lavoro e famiglia, e così si addormenta, per anni e anni, almeno finché qualcosa non lo risvegli traumaticamente.
Capita così che ci si innamora davvero, di una donna vivace, carina, intelligente, spiritosa, che si sforza persino di comprenderti e che qualche volta, addirittura ci riesce. Solo che anche lei è tutta casa, lavoro, famiglia ed è inoltre ancora fisicamente attratta da un marito col fisico da muratore, che ovviamente la trascura e che piace a tante altre.
Per una così si perde il controllo, si diventa addirittura gelosi, si comincia a diventare nevrastenici in famiglia. Si pensa di andar via di casa, di allontanarsi da quella moglie amorevole e castrante, quasi quanto la MAMMA, e altrettanto asessuata.
Fortunatamente le malattie passano, anche quelle di natura sentimentale, la razionalità prevale e ci si chiede come è stato possibile rovinarsi la vita per una follia, un’illusione di cambiamento, di ottenere il massimo, quello che non è possibile avere.
Ma niente ritorna come prima; ormai ci si sente più liberi, si impara a giocare, a flirtare, a mettere a frutto l’aspetto positivo di quella faccia. Perché una faccia così è lo specchio di uno spirito così: NON INVECCHIERANNO MAI!

5 risposte a La faccia

  1. deorgreine ha detto:

    Caspita! Ci devo pensare… a questa cosa della faccia, voglio dire. Devo pensarci bene.

  2. deorgreine ha detto:

    Inseguo Lillo, che ne vale la pena! 😛

  3. guido mura ha detto:

    Benvenute, ragazze, tra le follie prodotte dal mio lato umoristico, o per meglio dire tragicomico.

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