Il violento

guerriero con corno

… Oppure sì, una giustificazione ce l’ho. Mio padre qualche volta picchiava mia madre: chissà come si divertiranno, il mio avvocato e la mia psicologa, a gettarmi addosso un cliché che mi procuri una buona attenuante. Perché un motivo devo pure averlo, per amare tanto la violenza, qualcosa che mi è penetrato nelle ossa e che non mi abbandonerà mai, per lo meno non prima del mio magnificentissimo corpo.
Mio padre picchiava mia madre, dicevo, e credo che ci si divertisse pure. Anche a lei in fondo piaceva, era una submissive woman, una di quelle che si eccitano alla vista di knut e cordami e torture nedievali. Le avevano fatto leggere tante storie di sante martiri, da piccola, e a lei certo batteva forte il cuore, nel leggerle, perché quei tormenti eccitavano le profondità della sua animaccia, che il diavolo se la porti. Altrimenti perché si divertiva tanto a stuzzicarlo, fino a farlo andare totalmente in bestia. Aveva un’arte in questo, un’ironia pungente, una diabolica abilità. Lui ci cascava sempre, perdeva il lume della ragione e giù botte.
Anch’io cominciai a eccitarmi, sin da ragazzino, nel vedere la violenza e poi nel praticarla. Mi attraevano le zuffe tra i ragazzini del mio quartiere, che si riunivano in un piazzale, davanti alla mia finestra. Se uno di quelli era più forte e crudele e pestava a sangue un avversario, sentivo il sangue che ribolliva e un piacere sottile che scendeva nel mio corpo e si coagulava proprio lì tra le gambe, in quella piccola proboscide che premeva sul muro arrotondato e si gonfiava ormai sempre più spesso. A volte mi capitava di stare male, di provare una sorta di nausea mentre mi trovavo in chiesa, dove il mio sguardo era colpito dall’immagine del Cristo dolorante, inchiodato alla sua croce, con il corpo seminudo lacerato e sanguinante, con la corona di spine e i segni della flagellazione. Le rappresentazioni sacre raffiguravano troppo spesso torture ed esecuzioni, servendosi di modelli di straordinaria bellezza, e questo spiega in parte l’enorme popolarità delle storie di santi. La mia nausea era dovuta all’interna agitazione che quelle immagini mi procuravano, un’agitazione che cresceva senza che nulla potesse controllarla. La stessa sensazione l’ho provata più tardi facendo sesso estremo e ho imparato a regolarla, fino a che la nausea non si trasformava in un godimento spaventoso e incommensurabile, in cui ogni cellula sembrava partecipare al vortice di piacere che si era generato.
Già da adolescente, mi resi conto di avere un corpo robusto e resistente, adatto alla lotta. Imparai presto a battermi e a impormi con la forza, l’astuzia e determinazione. Non temevo i colpi dell’avversario. Più lui era forte, più io ero stimolato a combattere e a dimostrare tutta la mia abilità.
Una volta raggiunta la maggiore età, continuai a considerarmi un guerriero e a dominare sui gruppi di giovani che amavano menar le mani.
Comandare quei manipoli di giovani fisicamente dotati ma dal cervello sottodimensionato mi esaltava: essere un capo è un’esperienza che tutti dovrebbero fare, almeno una volta nella vita.
Così ho continuato a considerare la vita una guerra e a non accettare mai di ritirarmi nella costante e noiosa serenità di un’esistenza che rifiutasse l’azione.
Per intenderci, io sono uno di quelli che va in macchina a tutta birra e che, se ti azzardi a immetterti su una strada con la tua automobiletta, ti suona e accelera e, se non ti togli di mezzo immediatamente, ti viene addosso e ti schiaccia. Perché io cerco lo scontro, io non ho paura di nulla!
Naturalmente una vita così non è priva di rischi. Non che pensi che a me possa capitare qualcosa di spiacevole nel contrasto fisico; d’altra parte non è questo che temo.
Il vero rischio è la sfortuna, la disgrazia d’incontrare qualcuno che non sia alla tua altezza.
Allora può capitare quello che mi è successo l’estate scorsa.
È stato come vivere un sogno… un momento in cui arriva qualcosa d’imprevisto e che non doveva accadere.

Io sono un animale da preda, uno che conquista quello che desidera, che non ammette impedimenti sulla sua strada. Soprattutto quando scova due fighette in un locale anonimo e tetro, due che fanno finta di non starci e che invece poi, quando arrivi al sodo, ti pregano di continuare. Due di quelle che vanno in giro con dei jeans corti e sfrangiati, che lasciano immaginare benissimo quel po’ che rimane coperto, due che se non gli metti le mani addosso non sei un uomo.
E a mettersi in mezzo è un cretino che si crede Don Chisciotte e che crede alle smorfie delle due baldracchette. Allora subentra l’istinto animale, che porta gli uomini a combattere per la femmina che si vuole ottenere.
È una lotta naturale, che c’è in tutte le specie. Perché mai qualcuno dovrebbe vietarla all’uomo?
Infatti, nessuno si intromette, in quel bar semiperiferico, dove le luci sono basse non per creare un’atmosfera improbabile, ma per risparmiare. Stiamo lì a scazzottarci, io e il cretino, e ce le diamo senza tanti complimenti. Poi, chissà come, a un colpo che mi viene giù più forte, il tipo si affloscia su se stesso, fa una smorfia di dolore e precipita a terra, come se si sgonfiasse. Rimane lì rattrapito e immobile. Cercano di scuoterlo, ma è senza conoscenza.
Il padrone del locale, uno grosso e con la faccia larga e sudata, diventa livido, perché è troppo abbronzato per impallidire. I miei ragazzi, che hanno bevuto un po’, mi festeggiano e mi proclamano vincitore; ma io comincio a capire che la sfiga è arrivata. Dopo qualche minuto, insieme a quella arrivano anche i poliziotti, che mi prelevano e mi portano dentro. Il tipo accasciato per terra viene invece trasportato d’urgenza all’ospedale, con l’ambulanza che suona da spaccare i timpani.
Mi tengono in carcere, in cella con un ladro e un pappone, che pare spacci anche qualcosa ogni tanto. Viene anche il mio avvocato e mi dice che stavolta rischia di mettersi male.
Tre o quattro giorni dopo mi dicono che il cretino non ce l’ha fatta e che sarò incriminato per omicidio.
Insomma, sono diventato un assassino, per aver fatto qualcosa di naturale e spontaneo, che tutti gli animali fanno, senza che nessuno li arresti perché hanno massacrato l’avversario a cornate o a morsi.
Io sono come loro, non mi rendo conto di aver commesso niente che non fosse nella mia natura… e non provo rimorso, anche se il mio avvocato mi ha consigliato di dirlo, perché la gente è questo che vuole sentire.

Certo, gente, sono ultradistrutto dal rimorso; la notte non dormo e ho incubi continui… sono un povero infelice pentito… e chiedo perdono!

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7 risposte a Il violento

  1. lillopercaso ha detto:

    Ehi, questo non scrive nemmeno male… in carcere potrebbe scrivere un’autobiografia…

  2. guido mura ha detto:

    e… visto che è un assassino, gliela pubblicherebbero pure…

  3. lillopercaso ha detto:

    Sicuro. Ma non è che sia pure nero?

  4. guido mura ha detto:

    E’ nero perché è sempre incavolato!

  5. lillopercaso ha detto:

    Mmm.. un personaggio da film.

  6. guido mura ha detto:

    Nascono… così… con un solo corno sulla testa! Da quello si riconoscono subito. Perciò: alla largaaaaa!

  7. gelsobianco ha detto:

    Questo scrive molto bene!
    Vedrai che diverrà famoso come scrittore!
    Ha i numeri gusti.;-)

    gb

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