Gnocchi

gnocchi

“Oggi prenderò un po’ di gnocchi.”
Avrebbe voluto dire qualcos’altro, ma gli vennero da dire quelle parole, quelle esatte parole, non ‘oggi prendo gnocchi’, ‘oggi prendo gli gnocchi’ oppure ‘mi dia un piatto di gnocchi’. Forse perché mentre li chiedeva forse avrebbe desiderato prendere un’altra pietanza, il riso ai formaggi o le lasagne o le linguine allo scoglio. Gli succedeva la stessa cosa quando doveva salutare qualcuno e non sapeva bene come, iniziava con salve e finiva con ciao, per cui i suoni che venivano fuori dalla sua bocca esprimevano la parola sao, inesistente e del tutto improbabile in italiano.
Il bar tavola calda in cui andava solitamente a mangiare, a pochi isolati dal complesso di Brera, offriva un discreto numero di piatti.
Non aveva ancora provato gli gnocchi.
C’erano altre persone in attesa di pagare ed ebbe paura che gli gnocchi si raffreddassero; non c’è nulla di più immangiabile degli gnocchi freddi. Il freddo (o tiepido) assieme alla consistenza gommosa del pezzo di farina e patate rendeva quel piatto scarsamente appetibile. Gli gnocchi, se c’è tanto freddo, devono essere mangiati subito, appena usciti dal fuoco, oppure riscaldati immediatamente, se perdono calore.
Pensava di sedersi nel tavolo a due posti, vicino alla seconda porta chiusa che dava sulla strada, ma il tavolo venne occupato dai due muratori che lo precedevano, sulla strada per la cassa.
Salì al piano superiore, dove era libero il suo solito posto: un tavolo singolo, con due sedie. Vi depositò il vassoio, poi avvolse col suo giaccone di tessuto impermeabile, ripieno di piume, la spalliera della sedia di destra. Il berretto finì sul tavolo, al di là del vassoio.
Finalmente riuscì a sedersi e portò alla bocca con la forchetta il primo gnocco. Subito si sentì pervaso da un sentore di basilico, fortissimo, e dall’aroma di un’altra erba che non riusciva a individuare.
Mentre mangiava, le due cameriere del bar salirono al piano, una volta la bruna, due volte la bionda. La bruna era carina, ma senza nulla di caratteristico, capace di risaltare e di essere ricordato, gradevole quanto basta, ma senza esagerare. Era un po’ più alta e formosa della bionda. Probabilmente la maggior parte degli uomini le avrebbe dato la preferenza, se avesse dovuto scegliere tra le due.
La bionda invece era diversa, forse meno regolarmente bella, ma si faceva notare e non si dimenticava facilmente.
La ragazza venne interpellata da un tizio che la conosceva. Le chiese probabilmente delle vacanze.
“Sono stata qui”, disse. “Sono andata in montagna”, e spiegò che non si era divertita molto perché la neve c’era, è vero, ma era così dura che non si poteva sciare.
La ragazza rise, mentre parlava, anzi fece un gran sorriso che le illuminò il volto e guardò verso di lui. Anche lui le fece un sorriso sincero, sia perché la ragazza così era proprio carina, sia perché il gusto degli gnocchi era soddisfacente.

Aveva notato da un pezzo quella ragazzina, che non doveva avere più di vent’anni. Era magra e aveva il viso duro e un po’ ossuto che spesso hanno le bionde; ma c’era qualcosa in lei che lo faceva star male. Per tutta l’estate la ragazza aveva portato una maglietta che lasciava scoperta una parte della schiena, sopra i jeans a vita bassa. Al di sopra c’era una specie di grembiule, che ricopriva le fasce laterali della parte denudata, lasciando esposto però il riquadro centrale, che pareva così sempre meno accessibile e sempre più desiderabile.
Tutte le volte che la ragazza si avvicinava, provava l’acuto desiderio di accarezzare quel pezzo di pelle nuda e bionda. Naturalmente era in grado di reprimere quel desiderio, che era però rimasto irrisolto.
Fantasticava che, se fosse diventato famoso, la ragazza gli avrebbe riservato maggior interesse, anzi avrebbe desiderato essere considerata e magari corteggiata da lui.
Ma può un uomo di cinquant’anni, e neanche bello, concupire una ragazza di trent’anni più giovane?
Questa volta la biondina si trattenne al piano perché molti avventori avevano terminato di pranzare e avevano lasciato, come sempre, resti e stoviglie sui tavoli.
Lui rimase a guardarla e non aveva nemmeno l’ansia di finire in fretta il pasto, quella specie di angoscioso malessere che lo colpiva spesso, quando si recava al ristorante; ma anzi desiderava prolungare la sua presenza.
Ma poi la ragazza finì di raccogliere vassoi e ripulire tavoli e scese giù, abbandonando la zona sopraelevata.
“Beh, adesso finiamo questi gnocchi,” pensò l’uomo; ma lo fece a fatica, perché ormai la pietanza si era raffreddata, come sempre avviene alla fine delle cose.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...