L’uomo senza qualità

musil-uomo

Bisogna avvisare prima di tutto l’ignaro lettore che L’uomo senza qualità non è un romanzo, ma piuttosto un lungo e verboso saggio che riassume pensieri, divagazioni e inutili arrovellamenti di una nazione in disfacimento, l’Austria, indicata sinteticamente come Cacania o meglio Kakania da kaiserlich-königlich, cioè imperiale-regia. Filosofia nicciana, decadentismo artistico e ideologico in ogni sua forma costellano l’ampia opera, che diviene una sorta di enciclopedia della società e delle idee del primo Novecento.

Ulrich, l’uomo senza qualità, ma in realtà sovraccarico di capacità, abilità e cultura che non riesce a mettere a frutto per assenza di passioni, valori, certezze, si aggira in una società che pare sopravvivere senza mutamenti in un mondo che cambia e in una storia che provvederà a travolgerla.

I personaggi, incerti tra adesione ai valori del passato e le scintille di un futuro che ha scarse capacità di attrazione, sono definibili più per quel che non sono che per quello che sono in realtà.
La storia dell’Azione parallela, che dovrebbe porsi come coagulante di una vita e di un’ambizione politica, è per un lettore di oggi appassionante quanto una partita di cricket per un ultrà di una squadra di calcio.
Malgrado questo il libro di Musil merita ancora di essere letto (se si ha la pazienza di avanzare in un territorio fangoso e troppo ricco di humus) per la straordinaria ricchezza di considerazioni, notizie, e per l’ottima caratterizzazione dei personaggi, raccontati con impietosa oggettività. La loro psicologia è messa a nudo in questo dramma dell’irrisolutezza, dell’incapacità di vivere una vera vita, una volta scoperto che “ogni verità eterna è doppia o tripla”.
Può capitare anche di riconoscersi in uno di questi personaggi, anche nello stesso Ulrich, e in quell’atmosfera, dato che stiamo vivendo una simile condizione d’incertezza e indecisione, in cui veramente non si sa quale strada prendere, perché tutte sembrano condurre a un precipizio.
Uno spazio non comune è dedicato dall’autore al personaggio di Moosbrucker, in cui affronta l’analisi della personalità di quello che oggi sarebbe definito “serial killer” e che troviamo infilato, a torto o a ragione, in ogni thriller che si rispetti. Il personaggio sembra proprio ricavato, nei suoi vari aspetti, dal Macellaio, breve romanzo che sarà anche il primo testo significativo di Sandor Marai, anche lui, guarda caso, autore mitteleuropeo di area asburgica.

Musil dedica gran parte della sua vita alla costruzione della sua grande opera che non riuscirà nemmeno a concludere e che può essere utilmente paragonata alla Recherche proustiana o alla Montagna incantata di Mann, che palpitano però di vita e di annotazioni autobiografiche, malgrado l’apparentemente asettica e astratta costruzione dello scrittore austriaco risulti ugualmente ricavata da un’osservazione di persone e fatti reali. Purtroppo, se la realtà e i personaggi sono in Musil come un procedere di fantasmi in un mondo ormai privo di un sincero sentire, il libro che li racconta non può che risultare il racconto di una rappresentazione di squallide marionette, accentuata dall’uso di attribuire agli antieroi della storia nomignoli simbolici, che li trasformano in figure astratte e insignificanti. Meglio ancora si potrebbe dire che i personaggi di questa strana opera sono esseri confusi in un mondo confuso.

Avevo letto, confesso non integralmente, L’uomo senza qualità in un’altro tempo, senza capirci molto, soprattutto perché vedevo la realtà descritta come molto lontana dalla mia. Ora invece mi sembra di vivere in un’epoca molto simile a quella. La Comunità Europea sta al posto della Kakania e soprattutto le idee vomitate ogni giorno da esperti o tuttologi mi sembrano molto confuse: non si sa se dar retta ad apocalittici un po’ fuori di cotenna e mirare a una decrescita, felice o infelice, ma necessaria. Leisdorf nel libro di Musil afferma che non si può procedere a un regresso volontario nelle condizioni dell’umanità. Oggi forse il regresso sarà obbligato. Lo smarrimento dell’umanità sembra però identico. Ecco perché proprio ai nostri giorni il capolavoro di Musil risulta nuovamente un’utile lettura.

Musil ci aiuta a capire anche cosa sta avvenendo nel mondo di oggi, la rinascita dell’antisemitismo ideologico. Scrive infatti l’autore, parlando di Gerda: “Un giorno fu accolta nel circolo giovanile cristiano-germanico a cui Hans Sepp apparteneva, e si sentì subito nel suo vero elemento. Sarebbe difficile dire a che cosa credessero quei giovani; formavano una di quelle innumerevoli, ristrette, liberissime sètte di cui la gioventù tedesca formicola dopo la decadenza dell’ideale umanistico. Non erano antisemiti per ragioni razziali, ma nemici della mentalità giudaica , per cui intendevano capitalismo e socialismo, scienza, ragione, autorità paterna, calcolo, psicologia e scetticismo. Il pezzo forte della loro dottrina era il simbolo”.
Anche adesso, come allora, si combatte un intero popolo volendo distruggere idee, come il capitalismo o il socialismo, che anche oggi appaiono come soluzioni negative per la società e il pensiero. Anche oggi le difficoltà economiche e la mancanza di prospettive ideali spingono verso soluzioni di rifiuto che fanno ripiegare verso culture tradizionali, alternative e irrazionalistiche. Insomma, ci sono tutte le condizioni per una rinascita di una specie di nazismo. Gli ebrei sono assimilati al capitale e alla globalizzazione. Da questo nasce l’odio, che purtroppo non si rivolge contro un’ideologia, ma contro le singole persone, ritenute storicamente responsabili di quell’ideologia. Aggiungerei che l’estremismo islamico del XXI secolo è un’altra faccia di questo rifiuto del capitalismo globalista. Solo che in questo caso la tradizione cui ci si ispira è quella del califfato, anziché quella dei Cavalieri teutonici.