Il papa

Il papa

I

Quella notte il sonno di Andrea fu stranamente agitato. Doveva aver mangiato qualcosa di grasso o di troppo sostanzioso, perché lo stato di dormiveglia si prolungò più del dovuto e i suoi pensieri facevano fatica a dileguarsi e a lasciare spazio al riposo.
Fece probabilmente vari sogni e si rigirò diverse volte, senza raggiungere quello stadio di serenità che gli era abituale. A un certo punto però la stanchezza dovette sconfiggere quella sua innaturale agitazione perché, senza accorgersene, si trovò di colpo in una stanza piena di luce, mentre i suoi pensieri ancora facevano fatica a pervenire alla piena coscienza. Pensò, distintamente, che quello strano papa che era stato eletto un mese prima, rigido, dietro un’apparenza bonaria e suadente, era pericoloso per molti e per questo sarebbe morto molto presto. Si svegliò completamente, mentre il sole batteva già sulle serrande, penetrando dai larghi spazi tra le strisce di legno, e si soffermò su quel pensiero di morte, ne divenne consapevole; ma poi cercò di scuotersi e di non pensare a quella che sembrava una sorta d’idea fissa, che però non era una semplice riflessione del momento. Anzi gli pareva di aver covato per giorni, o addirittura per settimane, quell’idea e gli sembrava che tante persone, insieme a lui, elaborassero segretamente lo stesso pensiero.
Ma perché mai doveva preoccuparsi della vita di un papa, lui che non era nemmeno un gran credente e che, da intellettuale, giudicava la religione come un insieme di miti, creati per consolare gli uomini delle difficoltà della vita e per offrire una speranza che andasse al di là del dolore e dell’insoddisfazione quotidiani?
Sentiva dentro di sé una strana irrequietezza, l’insofferenza del reale e un desiderio insopprimibile di novità, di qualcosa che modificasse la realtà e la rendesse finalmente più interessante.
Con questo spirito premette il pulsante di accensione del televisore, come era abituato a fare al mattino, ogni giorno, da tanti anni.
Era appena iniziato un telegiornale e Andrea apprese dalla voce di un telecronista la notizia che avrebbe cambiato per sempre la sua vita, le sue convinzioni, il suo modo di interpretare la realtà. Albino Luciani, eletto papa da poche settimane col nome di Giovanni Paolo I, era stato trovato morto quella mattina. Probabile causa della morte era un attacco cardiaco, ma non si avevano ancora notizie sufficienti per approfondire e precisare l’informazione.
La sua prima reazione fu di stupore per quel fatto ipotizzato e in qualche misura da lui stesso profetizzato. Poi lo stupore si trasformò in sgomento: era come se il suo pensiero fosse stato responsabile dell’avvenimento, come se fosse stato lui a rendere possibile quella morte, avendola prima pensata nel suo cervello. Per la prima volta nella sua vita si trovava di fronte a un fenomeno inspiegabile e irrazionale, come vedere un angelo o un extraterrestre o udire voci e parole che nessuno aveva mai proferito. Cos’aveva agito nel suo cervello?
Quel pensiero che gli si era proposto con forza e che pareva esprimere non una realtà, né una necessità, ma una semplice possibilità, era forse la voce di Dio, quel Dio che stava dentro la sua testa come facoltà razionale, come capacità di operare distinzioni, generare ipotesi, valutare probabilità. Ma l’idea che questo stesso pensiero avesse una corrispondenza nella realtà, con il mondo dei fatti, con l’universo della storia, era angosciosa e sconvolgente. E se l’intero universo reale non fosse stato che una serie di pensieri trasformati in azione?
D’altra parte, questo accade varie volte nella vita di tutti i giorni. La convinzione, profonda e indiscussa, di una collettività diventa fatto reale e viene registrato nelle pagine della storia. Se un gruppo di persone selezionate ritiene che un accusato sia colpevole di un delitto, quell’uomo verrà condannato e trascorrerà gran parte della sua vita in carcere o addirittura, in molti incivili paesi, verrà assassinato in virtù di una legge scritta dai suoi simili. Ecco un esempio di pensiero trasformato in azione! Allo stesso modo, storici e giornalisti espongono le loro ricostruzioni dei fatti, che diventano spesso, se comunemente accettate, la vera realtà storica. Così operano pure filosofi e politici, che si muovono su un piano superiore, in quanto sono in grado di forgiare gli avvenimenti futuri, anche partendo da presupposti erronei o non provati. Le loro idee sono in grado di modificare radicalmente la storia, trasformando in maniera decisiva la vita non solo dei loro contemporanei, ma anche degli uomini che vengono al mondo dopo di loro.

II

Andrea pensò alla sua vita.
Per tutto il tempo aveva seguito istintivamente la sua sensualità. La ricerca, frenetica e angosciosa, dei piaceri sensibili aveva coperto ogni altra voce, ogni altro pensiero, ed ecco che, di colpo, veniva a trovarsi di fronte a qualcosa di profondamente diverso e di più sconvolgente. Improvvisamente il mistero era entrato nella sua mente senza che lo avesse minimamente cercato e dava un diverso colore al mondo e nuove prospettive al suo pensare. Quante persone si impegnavano in ricerche estenuanti, seguivano percorsi mistici o iniziatici, entravano a far parte di sette o di società segrete per poter acquisire quei poteri, quelle conoscenze che a lui adesso si aprivano, spontaneamente e senza fatica.
La ragione gli suggeriva possibili soluzioni razionali; ma nessuna di quelle appariva veramente credibile. Una coincidenza era altamente improbabile, impossibile anche che avesse sentito nel sonno un telegiornale o una radio: nessuno faceva deliberatamente chiasso nel palazzo e d’altra parte, quando gli era avvenuto, durante il giorno, di sentire la televisione dei vicini, il suono delle parole gli era giunto confuso e incomprensibile.
La spiegazione doveva esserci, ma non rientrava in nessuno dei rapporti causa-effetto razionalmente accettabili o che perlomeno la scienza fosse ancora in grado di giustificare.
Ritornando con la mente ai giorni che avevano preceduto quella strana morte, cominciò a ricordare le sensazioni che aveva avuto, nel sentir parlare del nuovo papa, dai giornalisti e dalla gente comune e si convinse alla fine che l’idea di quella morte gli era stata comunicata dall’esterno, anche se non in maniera esplicita. Era un desiderio di morte che era entrato a far parte della coscienza comune, e che lui aveva raccolto e registrato.
Se questo lo rassicurava, perché lo liberava da quella sorta di senso di colpa che lo aveva inizialmente colto, d’altra parte gli faceva capire di avere acquisito, in qualche modo, la capacità di percepire informazioni e pensieri inespressi. Non sapeva come né perché questo avvenisse e temeva che fosse il preludio di un’esistenza diversa, gravata da una consapevolezza che la gente comune non avrebbe mai dovuto sostenere.
Nessuno in famiglia aveva preso sul serio le sue parole, quando aveva raccontato della sua premonizione. In fondo non c’erano prove e lui poi scherzava spesso sui fenomeni paranormali; era solo quindi a meditare su quell’esperienza, che non si arrischiava ancora a discutere con gli amici, per non perdere la fama di uomo assennato e razionale che si era guadagnato in tanti anni di sconcertante normalità.
Cominciò a cercare notizie sui fenomeni che fino a quel momento aveva sottovalutato, su fatti ai quali non aveva dato credito, né attribuito importanza.
Le informazioni sul paranormale arrivavano da varie fonti, dalla televisione, da internet, dalla testimonianza di persone che aveva conosciuto; ma da nessuna parte pervenivano suggerimenti sul metodo da seguire per ampliare le proprie conoscenze. Pensò allora di ripercorrere la strada che tanti prima di lui avevano percorso, esplorando le conoscenze segrete della scienza alternativa, racchiuse in numerosi libri, antichi e moderni.
Balzò da Eliphas Levi agli scritti di Guénon, da Sédir a Papus, senza dimenticare Swedenborg e Madame Blavatsky: consultò libri sacri, occidentali ed orientali, cercò testimonianze dei riti misterici e delle credenze alchemiche. Si decise ad affrontare il Corpus Hermeticum; si sforzò persino di comprendere Plotino e i neoplatonici dell’umanesimo, indagò sulla gnosi, la kabbalah e la massoneria. Si procurò libri in francese, latino, italiano, tedesco. Si rimise a studiare l’alfabeto ebraico e i suoi reconditi significati. Scoprì vari siti internet che fornivano notizie su personaggi e avvenimenti legati al mondo dell’occulto e iniziò a dubitare di tutta la conoscenza acquisita, nelle scienze e nella storia.
Si trovava in questa prima fase di indottrinamento, quando gli fu presentato un interessante personaggio.
Era un frequentatore di biblioteche, dove sicuramente eseguiva ricerche, ma non si capiva bene di che natura.
Fisicamente era un uomo abbastanza alto e dalla corporatura robusta. Vestiva in maniera tradizionale, senza accessori di qualche eccentricità. Il suo aspetto era apparentemente normale e rassicurante, se non fosse stato per lo sguardo, distante e lievemente trasognato, e per una sorta di particolare sorriso, che gli dava un’aria di inquietante impenetrabilità.
Quello strano studioso gli raccontò del suo rapporto con il paranormale, che si esplicitava nella capacità di curare come pranoterapeuta, e della sua rottura con alcuni religiosi, che volevano imporgli di abbandonare le sue attività; inoltre lo mise in guardia dal pericolo rappresentato, per gli uomini assetati di verità, dalle sette e dalle loro pretese di donare la luce attraverso un percorso iniziatico.
Lui era entrato a far parte di una setta e per fortuna era anche riuscito a uscirne, senza gravi conseguenze; ma di solito la cosa non era così semplice. Non era concepibile infatti che un uomo che si trovava sul punto di raggiungere quelle conoscenze cui aveva sempre aspirato rinunciasse improvvisamente perché ancora troppo coinvolto dai suoi casi personali… bisognava impedirgli di allontanarsi dalla retta via, anche contro la sua volontà, con ogni forma di coercizione, morale, ma a volte persino fisica.
Ci si poteva accostare alla conoscenza anche con il lavoro individuale, senza bisogno di particolari iniziazioni; il compito era però terribile e aspro. L’illuminazione poteva arrivare per intuizione, in qualsiasi momento, ma poteva anche capitare di attraversare tutta la vita e concludere il proprio percorso vitale senza trovare il bandolo della matassa. Molti perciò preferivano essere indirizzati sulla strada del sapere da una guida spirituale, seguendo un percorso iniziatico.
Non così Andrea. Costituzionalmente inadatto a vivere in branco, individualista senza pentimenti, decise di procedere per suo conto, affrontando i rischi e le probabili delusioni di un cammino pieno di asperità e incertezze.

III

Era una serata estiva e Andrea non aveva ancora sonno. Sua moglie guardava la tv in camera da letto e suo figlio era impegnato con la sua collezione di fumetti. Entrò in tinello, dove c’erano ancora la tovaglia e le posate pulite, che nessuno aveva utilizzato. Era in certo qual modo assorto, preso dai suoi pensieri, e non aveva piena coscienza del suo trovarsi lì, in quel luogo e in quel determinato lasso di tempo. Meccanicamente, senza un motivo apparente, prese in mano un coltello e iniziò a muoverlo, nello spazio vuoto a sinistra del tavolo, sullo sfondo nero del sacchetto per le immondizie che era stato preparato sul pavimento per ricevere gli avanzi della cena. Guardava il coltello e l’aria che lo attorniava e come per magia, accanto al coltello, a destra e a sinistra dell’oggetto di metallo, apparve nell’aria una specie di polvere bianca, dalla consistenza nebbiosa. Andrea la osservava e notò che la polvere non seguiva a tempo il movimento della lama, ma aveva una sorta di ritardo, cosa che non sarebbe successa se si fosse trattato di un semplice effetto ottico. Si comportava cioè come un fluido, distinto dall’oggetto, e non come una sua proprietà.
Provò varie volte, ma con la stessa risposta. La nebbiolina accompagnava il movimento, ma non in maniera immediata, come un alone composto di materia.
Stupito per la singolarità del fenomeno, Andrea andò in camera da letto e cercò di spiegare a sua moglie cosa stava succedendo. Aveva bisogno di rendere partecipe qualcuno di quell’esperienza. Le disse che aveva provato, chissà perché, a muovere le posate in quel modo e che aveva visto uno strano alone che si spostava in maniera inspiegabile.
“Sei scemo”, rispose la moglie.
Andrea pensò veramente di essere scemo e volle riprovare a osservare il fenomeno nelle stesse condizioni. Prese una forchetta, stavolta, la portò oltre il bordo del tavolo e, impugnandola strettamente, incominciò ad agitarla. La nebbiolina riapparve, si aggregò e si mosse così come aveva fatto pochi minuti prima.
“Vieni, vieni a vedere”, disse Andrea. Ma l’invito non fu raccolto. La donna che aveva accettato di vivere con lui e di accompagnarlo tra le bellezze e gli squallori della vita era profondamente scettica su tutto quel che non fosse scientificamente accettato e rifiutava qualsiasi rapporto con il mistero. L’unica fonte di sapere era la ragione e tutto quello che non poteva essere interpretato con la ragione era fantasia o invenzione, o addirittura mistificazione. Non c’era motivo di spostarsi dal letto e di perdere la trasmissione per una delle tante stupide idee di suo marito, un uomo che avrebbe potuto occuparsi più di lei, della vita reale, anziché pensare a cose inesistenti, e magari farle qualche regalo, o mettere da parte i soldi per un viaggio; insomma cercare la soddisfazione quotidiana, nelle piccole banalità di cui tutti, in fondo, si accontentavano.
Andrea si trovava insomma solo e senza testimoni che potessero esaminare e valutare il fenomeno. Poteva trattarsi di una sorta di allucinazione, di un effetto ottico, di una strana e particolare condizione dell’aria. Però la sua esperienza gli appariva reale, la visione chiara e distinta, come se ci fosse nell’aria, attorno al metallo, qualcosa che non avrebbe dovuto esserci. Continuò a muovere e a osservare le posate, sempre con lo stesso risultato, finché non cominciò a provare disagio per quell’effetto inspiegabile e per quell’esperienza che non poteva nemmeno condividere.
Poi sua moglie cominciò a mugugnare e a lamentarsi.
“Sono stanca”, diceva; lui l’accontentò e si preparò per andare a dormire.
Si sentiva molto stanco anche lui e quando si buttò sul letto si addormentò dopo pochi minuti, prima ancora che sua moglie spegnesse la luce.

La mattina dopo Andrea si svegliò tardi, ma, emergendo dall’incoscienza notturna, realizzò quasi subito di essere in ferie; non doveva perciò buttarsi giù dal letto per correre in ufficio. Non ricordava i sogni della notte, ma il disagio provato per la sua esperienza inspiegabile e solitaria ritornava con insistenza: era come una specie d’insoddisfazione che si stendeva su di lui e che formava quasi una barriera o che diveniva un nuovo velo, una nuova componente nella sottile impalpabile barriera che si stava lentamente creando tra lui e gli altri, tra lui e il mondo della gente reale, sua moglie in primo luogo, poi suo figlio, che già viveva una sua vita separata, ancorata alla più assoluta e scettica razionalità. La luce del sole stava già penetrando nella casa, come dotata di una sua vita propria, e prendeva possesso degli oggetti, restituendo forma e credibilità alle cose, che si mostravano perfettamente inserite in uno spazio a tre dimensioni, dove tutto appariva dove e come doveva essere.
Entrò nel cucinotto e prese un pentolino, poi aprì una confezione di latte; era latte parzialmente scremato, che scadeva tre giorni dopo. Il latte scese velocemente e riempì a metà il pentolino. Lo lasciò bollire, fino a quando iniziò a sollevarsi e ad arrivare fino quasi al margine. Tante volte si era rovesciato, lasciando una patina di bruciato sul fornello.
Il liquido emanava un vapore caldo e un aroma dolce e rasserenante.
Era come un rito mettere nella tazza un cucchiaino di caffè, uno d’orzo e mezzo cucchiaino di cacao in polvere e poi versarvi sopra il latte, prima un dito di latte, per sciogliere le polveri, poi il resto del liquido bianco, che immediatamente assumeva un color nocciola. Faceva così tutte le mattine, solo che qualche volta, se non aveva comprato il latte, preparava il te con le bustine e il rito subiva qualche variazione.
Si mise a rimescolare il latte col cucchiaino, prima verso destra, poi verso sinistra, per sciogliere meglio i grumi di orzo e cacao che ancora non si erano dissolti. Quando sembrava che non ci fossero più accumuli e che il colore fosse diventato omogeneo, ecco che improvvisamente appariva qualche altra piccola pallina, che doveva essere accompagnata verso le pareti della tazza e schiacciata e dissolta col cucchiaino, il cucchiaino che spalmava il piccolo grumo sulla parete bianca della maiolica, o forse era semplice terraglia? Sì era terraglia, perché opaca e meno candida. E allora un pensiero si presentò spontaneo alla sua mente e divenne dominante: chi gli poteva assicurare che qualche altro essere intelligente di un’altra dimensione tra un po’ non avrebbe rimescolato il fluido di una scodella, magari anche solo per divertirsi, e non avrebbe sconvolto o interrotto la sua vita e quella di tutti gli abitanti della terra o addirittura della galassia o dell’intero universo?
Valeva veramente la pena di cercare di sapere, andando oltre la percezione, affinando le proprie capacità, per scoprire alla fine qualcosa di ancora più angosciante della vita quotidiana, di ancora più disturbante dell’ignoranza eterna, di più inquietante della presenza del male nell’uomo?
Le porte della conoscenza erano comunque destinate ad aprirsi, ma nei tempi previsti dalla naturale evoluzione del genere umano.
Gli studi esoterici avevano tentato di raggiungere la conoscenza, per le vie aspre dell’intuizione e delle pratiche rituali, con una metodologia tortuosa e disperata, senza poter giungere al nocciolo delle questioni.
La stessa alchimia era stata in fondo un’intuizione, quella della possibilità di trasmutazione della materia con tecniche riservate ai pochi eletti, che ne conoscessero le oscure leggi. Ma ormai la scienza aveva dato i primi colpi di piccone al muro dell’ignoranza ed erano altri eletti, gli scienziati, a tentare la penetrazione di quell’abisso una volta insondabile che è la natura. Le loro armi erano la matematica e la sperimentazione; non facevano più riferimento a perdute conoscenze primordiali, ma alle teorie scientifiche, da aggiornare ed elaborare continuamente. Andrea capì che doveva rinunciare alla ricerca del mondo misterioso dell’invisibile, accettando che solo gli adepti della confraternita delle scienze se ne occupassero: era il loro mestiere. In fondo si trattava semplicemente di attendere, adeguandosi al proprio destino di semplice uomo, destinato a finire la sua esistenza nel dubbio e nella limitazione del sapere, immobile alle soglie del mistero.
Prese a raccogliere i libri della sezione esoterica che aveva preso in prestito dalla biblioteca e li riportò, e quelli che aveva acquistato li relegò in cantina, con l’intenzione di lasciarceli e dimenticarsi della loro esistenza. Era strano depositare nell’oscurità gli scritti di quegli straordinari personaggi che avevano tanto studiato e sperimentato, con le modalità più incredibili e bizzarre, per raggiungere la luce e per offrirla agli uomini. Ora sarebbero rimasti per chissà quanti anni in uno scaffale di fortuna, in un ambiente più adatto alla conservazione del vino che a quella dei libri.
Dopo questa rinuncia alle cose invisibili in favore di quelle normali e visibili, Andrea non ebbe più strane percezioni, né gli accadde più di prevedere avvenimenti sconvolgenti, e imparò ad apprezzare la serena ignoranza della gente comune, anche se, in fondo, rimaneva nella sua mente un po’ di rimpianto per quella porta che si stava schiudendo e che si era richiusa, con il suo terribile ed oscuro segreto, perché le cose visibili sono, si sa, temporanee, mentre quelle invisibili sono eterne e, per questo, molto più affascinanti.

Il racconto è pubblicato in un e-book gratuito, a cura di LOPcom Editore, col titolo Il bacio della maschera bianca e altre storie inquietanti, ed è disponibile presso i maggiori bookstore o presso il sito di LOPcom.

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Una risposta a Il papa

  1. deorgreine ha detto:

    Già, già, sono molto più affascinanti! Peccato che le abbia relegate in cantina! peccato davvero!
    😦

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