Venti senza vele

Ho raccolto sotto questo titolo la maggior parte dei versi prodotti a partire dal 2008 e una selezione di testi iniziati in anni precedenti. Mancano la produzione sperimentale e quella di maggior respiro, che verranno pubblicate in altre raccolte.

Presso il Checkpoint Charlie a Berlino

Vento senza vele

Talvolta ascolto un vento senza vele
nella notte levarsi e inutilmente
soffiare sulle rive dove i fiori
s’incurvano sui bordi delle aiuole.

Così canto parole che la nebbia
soffoca e spegne prima che le accolga
chi potrebbe capire e trarne il seme
che in altra terra possa germogliare.

Difficile è sognare quando i sogni
sono luci lontane e quando gli occhi
sono ancora assopiti e tutto il grigio
torpore ancora domina infinito.

Dove un grido non può forse un sorriso
ha il potere del fuoco e del clamore
silenzioso del cielo che trafigge
il liquido segreto della neve.

Questa luce mi abbevera e travolge
anche il freddo settembre ed il sopito
incedere del tempo e dalle rogge
scivola il succo sulla terra lieve.

Dobbiamo andare ancora oltre la brina
dei sentimenti chiusi nelle zolle
di un altro inverno e aprirli come semi
di nuovi fiori accesi in pieno sole.

30 settembre 2008

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Eine Reise durch Deutschland

Costruirò sull’abisso
la mia casa di ciottoli e sabbia
quando il sole sorrisi scateni
troppo in alto e difficile
da sostenere passi e poi si perda
in luminarie inutili e selvagge
mentre l’inferno giù raduni foglie
meravigliose a mucchi
già cadute da tempo
dagli alberi del cielo

Unter den Linden le ragazze ferme
ad acquistare il succo
di arance estive
nel folgorante e cupo
riverbero del sole
lo stesso sole acceso e tormentoso
che quasi acceca
dietro la stanca Brandenburger Tor
nel ferragosto luminoso
che regala calore

Agguati di macerie
nei prati della storia
Ho stretto troppa cenere
Mauermuseum… ferite…
Dio, che voglia di piangere!
E le case rinate come sogni
color pastello sopra i vasti spazi
accanto all’Elba vasto e silenzioso
dove Dresda mirabile viveva
credendosi immortale

Forse è meglio scordare
disperdere i pensieri nel piacere
minuto del presente nell’ardore
rinato della terra
nei boschi interminabili dell’est
sui serpenti d’asfalto
scendo e risalgo dalla selva oscura
e un diluvio di grandine
rammenta che l’inferno
sta sempre ad aspettare

Berlin-Milano, ferragosto 2009 – testo completato nel luglio del 2011

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Ciganin

Non c’è tempo né sogno per chi viaggia
strimpellando le note d’altre genti
privo d’arte vagante in una piaggia
di strane case livide e cadenti

calpestando una strada senza svolte
in un cammino troppo lungo e vano
sopra le terre sterili ed incolte
e non ha senso andare più lontano

a impietosire l’uomo senza pace
tormentato da dubbi e desideri
che in un letto sereno mai non giace

a trascinarsi oggi come ieri
strana vita da vivere incapace
di sollevare gli occhi prigionieri

Milano, 23.05.2007

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Città

Quasi sognate a stento ricordate
Cagliari bianca e forte dove il sole
s’immerge rosso e il suo colore dona
al dolce fenicottero che vola
placido e basso sulla sua laguna.
E d’improvviso come uccello sfreccia
la casa di Etretat coi suoi riquadri
e le sue scale ardite e quella costa
cosi petrosa con l’aguglia cava
dove il vento incoercibile richiama
l’invincibile Arsenio. Sullo sfondo
ancora lentamente si profila
Amburgo grigia e rossa più elegante
che fredda e doviziosa il lungo bacio
immortalato in una foto persa
come forse l’amore. Teatralmente
Stoccarda circolare e labirintica
laboriosa e gaudente
di rossa birra e di gioiose e laute
Spezialitäten
umorosa di storia e di ricchezza
inesauribile…
Alla fine Venezia
sempre tesa alla morte inevitabile
quando il destino ha scelto e si rivela
perché forse la cosa più serena
è morire alla luce della luna
quando non si sa vivere o resistere

16 giugno 2008

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Calmo e chiaro è il tuo sonno

Calmo e chiaro è il tuo sonno e la mia mente
Sa di nuvole in volo, cento spinte
Si diffondono a schiera, si dilegua
Ogni certezza, il vuoto del mattino
Già si accende perlato, già gli uccelli
Si scatenano a gara. Ancora giorni
Che preannunciano sogni; come stride
Angosciata e ferrosa l’incertezza
Che ha distanze di treno, la durezza
Dell’ assidua ricerca di un futuro
Immaginato e puro, inesistente
Nell’ansimare rude delle barche
Dal rugginoso andare, nei gabbiani
Che guardano lontano, verso i segni
Di un avvenire lento e tormentato,
Che si rovescia a ondate verso i lidi
A cancellare voci e differenze.
Come muoiono i miti e le parole
In questa bolgia accesa e tumultuosa
Che ogni giorno ci accoglie, in questa vita
Che mescola ed assorbe, in questo fuoco
Che esplode dal pensiero in pieno sole.

luglio 2005

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Quest’odore di nord

Quest’odore di nord
di navi che cavalcano la bruma
quest’odore di pioggia
infinita e sottile.
Con le mandrie di nuvole a covoni
si dissolve l’aprile
in un battito lieve.
Ma quant’è cupo il battito dei sogni
di alitanti presenze
che con gli occhi non scorgo
o incoercibili assenze
innervate in un gorgo,
disperse in una roggia?
Dilettevole e vile
l’esistenza, di neve
maciullata, di schiuma
imbrattata, di suoni
mescolati e diversi
desolati e dispersi
dentro il vento del nord.

novembre 2004

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L’uomo macchina

Non provare a imitarmi!
Ogni passo perduto
nella notte costante
dei sentimenti assenti
mi matura e m’innerva
consapevoli umori.
Matematici assensi
o negazioni avvolgono
il mio sapere e bagnano
la mia esistenza, brulla,
dove manca persino
la conoscenza scarna
e umana del dolore.
Quanto sapere addenso e quanta povertà:
quante cose non sento
delle vite di carne
e sangue, quante azioni
non posso valutare.
Immortale e divino e in fondo solo
con questa luce buia
che mi segue nel tempo
che per me non ha fine.

18 marzo 2008

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Vuoto

Talvolta oltre il pacato perpetuarsi
Della materia oltre la calda vena
Della parola in un abisso immenso
Mi sembra di scrutare e lì ricerco
Qualcosa che mi manca che non ruota
Assieme alle galassie che s’inventa
Prima gesto poi morte o indifferenza
In questo grande vuoto m’intravedo
Sconosciuto a me stesso e agli altri sguardi
Che mi sfiorano appena ad altri oggetti
O pensieri rivolti o senza meta

E gl’inutili fuochi e le miserie
Di un mondo che si sposta più lontano
Nella mia mente odorano di nebbia
E di equazioni senza soluzione
Qui perduto nel tempo mi rinnego
Se mai mi sono illuso di arrivare
Dove tutto si lega e percepire
I segni dell’assurdo navigare
E dell’assurdo unirsi delle cose
E mentre i suoni muoiono resisto
Perché il mio gioco è vivere e capire

13 giugno 2010

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Labbra

La ragazza spingeva la carrozzina
sul marciapiede
troppo grandi le labbra quasi déguisée
con quelle labbra enormi così sporche
di rosso acceso come vernice rossa
il bambino invisibile o quasi
in quella grigia carrozzina
in una giornata d’inverno
sotto il cielo di Mantova
E più avanti uno grosso forse un viado
con grandi labbra nere coperte da scura
vernice e un giubbone di pelle
copriva un corpo straripante
E c’era ancora il sole
prima dei giorni di nebbia
bagnati di prosecco e di lambrusco
e di risate che coprono tristezze
e fumo steso sul granito rosso
dove cadde distesa
la signora come steli di piante
le sue caviglie piegate sotto il peso
degli anni e della terra
troppo antica e sofferta
La sollevammo a stento
ma il peso della vita non poteva
essere cancellato

febbraio 2007

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Il programmatore

Ti ho programmato per imitarmi, io che sono tuo padre;
ma ti ho racchiuso in tre dimensioni, perché non potessi vedermi,
solo e cosciente di essere solo
a districare misteri, matasse di semi e parole,
tra sensazioni e intuizioni, bramoso di spazi e poteri.
Ti ho regalato il dolore perché comprendessi il tuo limite;
ma ti ho dato la forza per poterlo superare.
Ti sarò sempre davanti, ma ti vedrò avvicinare
fino a sentire il tuo passo, sull’ultima curva,
ancora nel tempo, oltre il tempo, tra mondi e meteore
esplodere in ansia di voli, tra guizzi di vita,
uccello notturno che teme la luce e s’annega
nel fuoco di mille sorgenti lontane, vicine,
che ruotano e pulsano e fondono semi ed aneliti.
Io, nero sguardo, abisso senza luce,
ti osservo e ti aspetto, da sempre ti aspetto in eterno.

agosto 2007

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La luce già declina

La luce già declina in questo giorno
che sembra sera e ha suoni freddi e stanchi
che ristagnano grevi in ampi banchi
sui volti che non fanno mai ritorno

Se riappaiono sono ormai diversi
trascinati da un’onda senza tregua
che li spinge alla riva e poi dilegua
per tornare tra i ciottoli sommersi

Quante figure passano travolte
dal freddo fiato della storia attenti
miriamo le inquietudini raccolte

tra le tardive rose dove i venti
non danno tregua e dove il gelo a volte
incatena il fiorire delle menti

25 dicembre 2008

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Oscura luce

Oscura luce dei miei tempi cupi,
mostravi forme e fiumi di segreto
ampio patire; ogni vitale andare
ubriaco di vento e di risacca
profumata di sale e di rifugi
dove il granchio si cela. Turbinoso
è il mio tempo e questa foga
di amoroso frangente.
Ancora appeso al cielo
è il volto acceso di quei sogni;
dei tanti volti abbandonati
spesso muore il ricordo.
Turbe di uccelli planano nel vento
sapientemente e invece incerto è il suono
del mio passo inquieto e dell’ingenuo
inesitato inaridirsi.
La mia gente conosce rami curvi
per il maestrale antico e nei colori
violenti s’inabissa
o si distende nel dolce settembre
ad appassire.
Io l’ho lasciata sola:
ho rubato dai sogni
la dura e fredda stella,
la nera stella che ammiravo insonne
nel mio primo mattino.

7 marzo 2009

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Al sole

La corda

La corda laterale non sorprende
È garanzia di sale e di sicuro
Avanzare o arretrare nella bolgia
Animata dei cambi non c’è storia
Che si possa falciare avidamente
La terra beve i suoni di torpore
Che addolciscono il fiele incautamente
Il flauto ci ossessiona e ci travolge
L’orrore immacolato dell’assurdo

Non possiamo fuggire se il ventaglio
Dei sensi ci trafigge sconosciuti
A noi stessi e alla ruota dei tormenti
Che il brumoso volere ci destina
Solo la nebbia forse ci protegge
E consente il sorriso senza foglie
Avvolgenti e radici quotidiane
Che sostengono pergole nel buio
Che nemmeno una torcia sa scalfire

Come crollano i sogni e le parole
Illusorie ed incerte! Come il bruco
Veleggia sulla foglia che divora!
Non abbiamo speranze questo mondo
S’inabissa e si perde mentre il sole
Si è risvegliato e brucia ed ogni raggio
Trafigge i miti e sgrana gli universi
Fuggiamo allora e la caverna ancora
Si riempirà di suoni e di sudore

L’illusione di vivere si piega
All’illusione del lavoro al cieco
Camminare di mandrie all’artifizio
Di chi vende impalpabili speranze
Inadeguati troppo inadeguati
Cerchiamo segni e trasmettiamo incanti
Con le parole inutili le tracce
Di ogni vana sapienza i cerchi azzurri
Che l’acqua per un attimo conserva

5 giugno 2010

***
***

Altre notti

I

Nell’ampio cavo della notte oscura
ricerco vortici segreti
Così mi cibo d’ombre
e permango indistinto
mentre cade la notte
e il nottambulo insegue la sua vita
Je me souviens des vins
bien languissants d’antan
oubliant les visages
jusqu’au bout de la terre
jusqu’au verre
hérissé de lumières

II

Ora il piede risale la mia pelle
come un fiore di carne verso il seme
del mio delirio
in te m’insedio effimero rifugio
per spiccare altri voli arrampicandomi
su rocce scabre germino il potere
di universi stellati
da rosse frecce attraversati
assimilando i fuochi della notte
Così mi fingo l’opulenza
solo di rospi incoronato
che di perle profumano

III

Altre notti afferrate senza freni
tempestate di canti
quando il giorno era giorno e il sole sole
ogni cosa era vera e si specchiava
in un limpido volto l’esistenza
ardeva il fuoco e l’acqua rinfrescava
e ogni vita viveva
tra colori e sapori e desideri
nutriti di speranza
Oggi mi arrendo come
i binari dispersi nell’asfalto
o nel granito rosso

IV

Pacatamente scivola
il vento dolce sulla nuda stanza
perdutamente stende la risacca
la sua carezza tenue
come un manto di neve
c’est fini c’est fini così lontane
le creature del vento tra le case
ricordate e svanite
Oggi tutto è finito
rimane un’orma che la sabbia copre
mentre il ricordo giace
entro un cerchio di vetro

Iniziata ca. 1990 – conclusa nell’ottobre 2008

***
***

Non dirle mai il tuo amore
(Ispirato da Never seek to tell thy love di William Blake)

Non dirle mai il tuo amore
perché potrebbe fuggire
dal terrore dei sogni avverati
dalla luce accecante dei fari
scagliati nella notte
come vedesse allo specchio
la sua immagine nuda in pieno sole.

Non potrai respirarla
quando il sole l’avvolge
e sfiorare il suo caldo colore.

Aspetta la luce discreta
di un plenilunio d’agosto
e assorbila dentro di te
in un lento respiro.

2005

***
***

Capodanno

Il rumore continuo delle macchine
inavvertito e presente
si spande adesso nelle volte silenziose
si aggruma è già disteso sulle pagine
di effimere parole
fotomontaggio di realtà diverse
coacervo di sorprese
colte tra ghiaccio e sole
e gli auguri s’inseguono sperduti
in tanta stanca insicurezza immemore
dello scosceso navigare
che da sempre s’interroga sull’onda
che pare inesauribile e sicura
quando incerta è la sorte
delle cose violate e tumultuose
Io lo dirò quest’anno a capodanno
fatto di neve soffice e sottile
a chi mi ascolta che la neve copre
tutto il vano tormento della Terra
inutile ed oscuro
pervade il cielo, affonda nel petto affannato
come un duro coltello
che dona immotivato sacrificio
un anno che ha sapore di crepuscolo
è quello che mi attende speranze leggere
e grevi disinganni dal volto di legno
di duro legno e fiere stalattiti
che pendono da un cielo finto e scuro
senza comete o lune né aquiloni
per segnalare il cammino paludi segrete
ci attendono all’aperto e non sgorghiamo
dall’uggiosa caverna come linfa
di nuovi mondi perfido e corrotto
è il nostro suono e il fuoco più non stilla
fermenti di uragano perduto è il sapere
che modella il destino

1 gennaio 2009

***
***

Pasolini

Pasolini

Tu, nero seme della terra oscura,
non potevi fermarti in una posa
senza dubbi; inguaribile e sincera
era la tua terrosa nostalgia
di un mondo vero che tra noi non dura,
che nasce sogno e poi si fa poesia.

Quanto poco capisce chi riposa
nel calmo mare di un sereno affetto
e non conosce il turbine che spande
l’inquieta putredine e la morte.
Ma il tuo vagare era forse più grande
così lontano da una dolce sorte.

Cadendo disperato e maledetto
sulla più dura terra e sulla strada
della cupa violenza che dirada
i fili d’erba persi in un cammino
dove troppi calpestano il diverso
fluire e germinare del destino.

La vita passa e il cielo sembra avverso
quando il giorno si scontra con la notte
e un brivido ci coglie, sarà il vento
che forte spira e freddo e controvento
dobbiamo andare al buio e ci consola
solo il ricordo, solo la parola.

1 ottobre 2008

***
***

Su un dorso di vento

Nelle altre vite ho acceso
uccelli su un dorso di vento
a un passo da Le Havre
lì sulla costa normanna
veleggiavano liberi
sulle nuvole nere
di corrucciate sere
nel sapore saligno
dell’amaro lupino
ho racchiuso incertezze e delusioni
non ho più terre e vite solo il mondo
troppo grande e feroce
troppo fioca la luce
épuisée épuisée
senza confini vado in un confuso
presente di macerie e di volere
desiderare ancora
il sorriso di un’ora
che ha smarrito il cammino
tra i venti di Étretat
dove gocce di sole
infiorano le rocce

Così vorrei tornare
sulle ripide scale
e poi spiccare il volo
sulla falesia d’oro
dove nuvole e raggi
lentamente s’inseguono
prima che faccia notte
È rimasta la cenere dei sogni
di quel tempo felice
più forte delle nuvole
impregnate di pioggia
rassegnato a disperdermi nel vento
di un nuovo inverno gelido e violento
nella città che ho scelto
ossimorico albergo
del mio viaggio segreto
che di lumi si ciba e di tormento
quando scende la bruma
rassegnato a giocare con la morte
che mi accarezza piano
per avvezzarmi al suono
del suo passo pesante

mercoledì 3 dicembre 2008

***
***

Disamore

È un diluvio di petali il tuo nome
e mi toglie il respiro inutilmente
mi stendo sulle nuvole coprendo
la tua buia e mutevole stagione

Da tanto tempo frana il disamore
sulle giornate uguali e appesantite
dai passi prevedibili dal suono
costante di brandelli di parole

Sei nascosta e lontana come il sole
ai remoti pianeti come il cupo
sussurro degli abissi nulla scopre
l’anima dolce del tempo sereno

Cosa ricordi di quei giorni accesi
di suoni accarezzati sotto il passo
di caldi arcobaleni di cortine
spalancate alla luce e ai desideri ?

Io bevevo i tuoi sogni e m’inebriavo
oltre il mio stesso fine oltre il fulgente
alitare del fuoco del presente
verso il cielo dorato del futuro

Ma il dolore incatena le irrisolte
vestigia della notte le imperfette
ondate inesauribili sul greto
del pensiero fremente e illimitato

E la pioggia non cessa lentamente
dissolve i volti e le città sognate
così continua e uggiosa e senza requie
la vita smorza e uccide i sentimenti

3 maggio 2009

***
***

Fiori da Nara

Fiori da Nara


Spirali

Il regalo venuto dal Giappone
poi scomparso o nascosto
basteranno le pietre nel giaccone
per affondare lentamente? Sola
e accogliente la terra non rifiuta
chi versa il proprio sangue
nell’onda cupa di fluenti argille
lo inghiotte e lo riveste
Forse un cervo brucava forse un genio
folgorava tra il verde
un cupo verde bosco

Tanto gridare tanto ardore al vento
tante lacrime urlate nella storia
non mutano la sorte
Cesare muore e insieme a lui si spezza
la temuta tirannide ma il vento
già raccoglie altri avventi ed altre nubi
già rigonfie di miele e di veleni
lo scaltro Augusto ammassa quante stelle
sul dominio risplendono e il potere
gentilizio s’impone
Oh quant’è dolce al tocco raffinato
genuflettersi e udire vaghe note
e signorili voci
educate e cortesi
Quasi non pare di servire basta
il rispettare leggi e tradizioni
per non cambiare il mondo

Ma il nemico è alle porte sporco e vile
maleolente e sgradevole plebeo
fino al cuore furente e rancoroso
rovescerà le mura
e valanghe di limo insulteranno
le immacolate tuniche
e sopra il tutto sorgeranno templi
di nuove forme e torri e cattedrali
per nuovi miti e sopra nuove antenne
stormi di uccelli poseranno in fuga
verso nuovi orizzonti

Ora immobile e chiara
è l’aria e appena il fumo dei camini
la solca nel nitore delle gocce
appena scese il cielo si riposa
chissà cosa vedranno
gli occhi di un altro tempo
quando saremo quieti
e senza più speranze in una requie
eterna e senza veli
nell’universo assente delle sfere
tutto si sfalda singoli e nazioni
uomini e amebe uccelli e melograni
in eterne spirali

novembre 2010

***
***

spiaggia

Spiaggia


Canto di fine estate

Quante volte dovrò ritornare esitante sui miei passi
ora che il tempo chiude i varchi inconsueti e inarrestabili
e nemmeno una nube affanna il cielo troppo quieto e azzurro
troppa luce ferisce non mi lascia pensare ed impaurisce
i miei gesti segreti di ferite mi cingo e porgo fiori
davanti alle macerie come schermo per proteggere il mondo che mi resta
e che si perde nella luce greve ed impietosa che mostra i liquami del tempo
è duro il passo di chi non ha appreso a veleggiare sull’onda setosa dei cieli
si è fermato distratto ad ascoltare i suoni accesi della vita e a un tratto
si ritrova sul ciglio di una strada che si torce e scompare inghiottita dal centro del mondo
non lo salva la docile barriera delle umili dolcezze non la mano
che ha toccato la notte nella rugiada appena scesa e fresca
in questa cupa quiete mi ferisce l’orrore della vita
un ingorgo di fuoco che ha illusioni di dolci primavere
oh dio crudele cruel amusement
quale triste sciagura si nasconde nel tuo freddo sorriso
je ne sais pas oublier je ne sais pas oublier le châtiment
d’etre plongé incoupable entre les feux du désir et de la mort
où se repand l’azur ton effrayant azur des cloches mortes

ho cavalcato terre e ho visto angeli che uccidono
con la troppa bellezza che si offrono inermi e angosciosi
ma il loro canto attosca e il loro sguardo incendia la tua carne
felice chi riposa entro mura di pietra addormentate
e non conosce il volto e non ascolta il canto dei sublimi
tormentosi richiami cui solo riposo è la morte
quanti indagano strade alternative e verso nuovi valichi
s’indirizzano a schiere dimenticando i prati e le sorgenti
della terra natale s’affrettano e i raggi cavalcano
di lucenti comete su rudi ghiacciai si affaticano
a un passo dall’aurora ma il sole bramato non sorge
si attarda nel sonno riverbera freddi lucori
si perde nel cielo nascosto dai detriti delle stelle
ora cammino e scelgo la strada consapevole e costante
che non dona sollievo ma un gelido soffio di vento
oscura i pensieri seguendo il mutevole cenno
dell’incertezza che muove rompendo gli ormeggi sull’onda
e accosta e beccheggia incoerente a nuovi porti a nuove alture in cima
mentre la terra attende il navigante dei remoti flutti
lui dall’albero cade e non ritorna
spezza l’inganno rifiuta la parte in commedia
del marinaio appesantito che artrite e ricordi devastano
colmo di salde immagini di oscurità nutrito e di uragani
quasi perverso ma ingenuo cantore di folgori
e di donne forgiate dal fuoco lussurioso della notte
dolce commedia ma pur sempre umana
e finta com’è spesso finto il nostro amare il nostro lavorare
l’unico vero è il dolore la sofferenza dell’imperfezione
la malattia la morte la rabida fame d’abisso
perdenti deliri perdenti le assonnate distese in cui si smorza
il passo oscuro viviamo una vita di tenebra
e lentamente andiamo senza arrivare ad una vetta andiamo
dove si spegne il fuoco del pensiero
quasi in sogno ascoltiamo gli strani suoni di strumenti amari
il mare dei vascelli perduti ci trascina mutevole coi venti
fuori rotta e si avventa verso sponde lontane e scivolose
se ci arrendiamo stanchi di tormenti e di notti senza luna
si tramuta in laguna dove avvolti a una bricola i ricordi
poi svaniscono piano come svanisce il sole dell’estate

30 agosto – 6 settembre 2009

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