Grafica del Ventennio

dallascuola

Esempi di grafica del Ventennio nei libri scolastici

di Guido Mura

in Dalla scuola all’impero. I libri scolastici del fondo della Braidense (1924-1944), a cura di Rossella Coarelli. Prsentazione di Fulvio De Giorgi, Milano, Viennepierre, 2001, pp. 63-73.

Il libro scolastico si presta meglio di qualunque altro a rivelare le
tendenze estetiche più vicine ai centri di potere, dominanti o alter-
nativi. La sua veste editoriale e l’apparato illustrativo sono sinto-
matici della visione del mondo che una società considera propria e
costituiscono una componente fondamentale del messaggio, cioè
dell’insieme di contenuti formativi, che il discente-destinatario ri-
ceve durante il suo percorso educativo.
Per questo motivo il testo scolastico, spesso considerato un fra-
tello minore del libro di narrativa o di saggistica e per questo moti-
vo in qualche misura emarginato, assieme ai vari tipi di pubblica-
zioni non convenzionali, proprio dalle biblioteche che dovrebbero
garantirne la conservazione, fornisce preziose informazioni sulla
cultura e sulla visione del mondo propria del tempo in cui è stato
prodotto. Il libro diviene in certo qual modo un documento da
analizzare sotto differenti aspetti, sotto l’aspetto estetico, se signi-
ficativo, ma soprattutto dal punto di vista storico e ideologico.
La storia della grafica editoriale, così come la storia dell’educa-
zione e la storia sociale. e politica, possono individuare nei libri di
testo un insieme comunicativo di particolare rilievo da considerare
quale oggetto di analisi.
Per quanto riguarda la grafica editoriale, l’elemento più ricco di
contenuti informativi è certamente la copertina, che, in questi vo-
lumi, proprio grazie alla scarsa considerazione che li ha destinati a
un sostanziale abbandono nell’ambito delle raccolte bibliotecarie,
si e molto spesso conservata. Infatti, lo scarso utilizzo e l’assenza di
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operazioni di restauro hanno consentito di evitare la perdita degli
elementi esterni originali, che sono purtroppo andati dispersi nel
caso di edizioni considerate di maggiore importanza, in base a di-
scutibili criteri selettivi.
Se si sottopone ad un sia pure sommario esame il gruppo di libri
recuperati, appartenenti alla segnatura Libri Scolastici della Bibliote-
ca Nazionale Braidense, si nota agevolmente che le copertine non
costituiscono un insieme uniforme, ma possono approssimativa-
mente essere divise in tre gruppi: aniconiche, decorative e illustrati-
ve. Il filone decorativo e quello aniconico, che utilizza solo i caratte-
ri di stampa, si collegano ad una visione più tradizionale dell’istitu-
zione scolastica; quello illustrativo si presenta come più fortemente
legato alle esperienze grafiche dell’epoca e più connotato ideologi-
camente. In quest’ultimo si possono individuare due tipi fondamen-
tali. Il primo si serve di rappresentazioni figurate stilizzate, a colori
o a monocromo, che spesso si accompagnano ad apparati decorativi
di una qualche complessità. Il secondo, realistico ed espositivo, uti-
lizza riproduzioni fotografiche che documentano i contenuti del li-
bro, a volte combinate con elementi grafici originali.
Non sempre è agevole individuare la provenienza dei motivi
decorativi e stilistici presenti in questa produzione. Infatti, gli stile-
mi presenti negli apparati decorativi sono spesso di origine anti-
chissima, anche se in larga misura le forme usate nel Novecento
sembrano derivare dall’interpretazione data nel corso del XIX seco-
lo agli elementi iconici tradizionali. Si deve tener presente, però,
che è sempre estremamente rischioso indicare la provenienza degli
elementi esornativi, a parte quelli di sicura ascendenza classica, e
che forme che sembrano essere fortemente datate hanno talvolta
origini ben più antiche. Il gusto e le modalità della decorazione, sia
nel campo librario che in quello delle arti visive, si ripresentano
spesso ciclicamente, riproponendo con varianti più o meno consi-
stenti le innovazioni figurative. Il fenomeno del riutilizzo, o del
tardo utilizzo, di forme caratteristiche di un determinato periodo o
di una particolare area è abbastanza frequente nella decorazione
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delle legature, ma appare anche nella storia dell’incisione, alcune
volte legato al passaggio di strumenti e materiali da una bottega al-
l’altra. In epoche più vicine a noi, lo stesso fenomeno assume piut-
tosto le caratteristiche di una riassunzione di motivi e di sapori sti-
listici del passato, anche recente, da parte di nuovi artisti oppure è
semplicemente legato a scelte di natura economica, per cui si assiste
spesso al riutilizzo delle stesse figure in contesti anche radicalmen-
te differenti, il che consente naturalmente di contenere i costi di
produzione.
Negli anni in cui vennero realizzati i libri recuperati del fondo
Libri scolastici della Biblioteca Nazionale Braidense il quadro della
grafica italiana è particolarmente vivace e vario, come d’altronde è
vario e interessante il panorama delle arti figurative. La grafica, pur
con una sua specificità e con i condizionamenti imposti dalle diffe-
renti tecniche adottate, è in stretta relazione con il complesso delle
realizzazioni artistiche e dei movimenti culturali di un,epoca. Tale
interrelazione fa sì che durante il Ventennio fascista, le arti grafiche
e decorative sviluppino tendenze in certo qual modo parallele a
quanto accadde ad esempio per l’architettura, in cui, a un iniziale
momento di vivace e originale sperimentazione, che per gli archi-
tetti italiani coincideva con la partecipazione, con varie modalità, al
movimento modernista, seguirono istanze celebrative, che corri-
spondevano alla sempre più profonda involuzione del regime fasci-
sta verso indirizzi imperialistici e insieme conservativi, che ebbero
notevoli riflessi sia sul piano formale che su quello ideologico. In
quest’ambito si nota un’assunzione di stilemi caratterizzati da un
greve plasticismo e nello stesso tempo da una semplificazione e
geometrizzazione delle forme, con aspetti molto simili sia nelle
opere di decorazione architettonica che nei lavori di grafica. Simili
aspetti, conformi ad una sorta di gigantismo celebrativo, che paio-
no accompagnare le esperienze politiche di carattere totalitario, si
ritrovano ad esempio, con esiti formali in qualche misura simili,
nelle contemporanee creazioni del cosiddetto Realismo socialista.1
La grandeur celebrativa e l’ipertrofia della figura umana, insie-
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me antropocentrica e teocentrica, si ritrovano in varie epoche, ora
rivolte a concretizzare i fasti della Chiesa, ricca di poteri e beni ter-
reni, oltre che spirituali, ora poste a fare da scenografia alle varie
manifestazioni storiche dell’idea imperiale. In particolare, nei ma-
nifesti sovietici di propaganda, la figura umana viene idealizzata e
spesso ingigantita, attraverso un’inquadratura dal basso?
Quanto a una valutazione di carattere estetico della produzio-
ne grafica, e in particolare dell’illustrazione libraria dell’epoca, bi-
sogna evitare, per formulare giudizi più equi, di lasciarsi condizio-
nare dal giudizio politico cui oggi sottoponiamo i totalitarismi del
Novecento, dimenticando le istanze popolari e nazionali che ne co-
stituirono le basi e che erano a quell’epoca ampiamente condivise e
oggi storicamente giustificabili. La condanna di un regime illibera-
le non deve trascinare in un abisso di deprecazione generalizzata la
produzione artistica della sua epoca. L’adesione di un artista o di un
letterato a un’ideologia condannata dalla storia non può costitui-
re demerito sul piano estetico. Così, ad esempio, non possiamo di-
sconoscere la grandezza di poeti come Pablo Neruda, malgrado la
sua esaltazione di Stalin nel Canto general, come Ungaretti, benché
simpatizzante del fascismo, o come Ezra Pound, malgrado la sua
propaganda in favore del fascismo e del nazismo, che gli valse la re-
clusione a Pisa.
D’altra parte, solo una porzione limitata della produzione gra-
fica risulta programmaticamente fascista. Lo è naturalmente, ma
talvolta solo in misura superficiale, il materiale scolastico di propa-
ganda; ma una buona percentuale dei libri scolastici opta per solu-
zioni grafiche decorative o di notevole semplicità e a volte di estre-
mo nitore, che non consentono alcun collegamento con i contenu-
ti ideologici del regime. In realtà gli artisti del Ventennio riflettono
soprattutto la loro cultura figurativa, che era composita, compren-
dendo l’ingente bagaglio espressivo delle avanguardie artistiche del
Novecento unitamente alle formule caratteristiche dell’Art Déco.
Quando rievocano soggetti classici, come avviene in molti lavori
per l’editoria scolastica, il loro classicismo si risolve in una forma di
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eclettismo alla Capizzano, espressione di un Art Déco cosparso di
umori mediterranei. Gli stilemi di origine futurista perdono soven-
te la loro dinamicità e si dissolvono in una serie di rappresentazio-
ni figurative caratterizzate da una staticità monumentale. Anzi,
spesso, gli unici resti di una rappresentazione dinamica della realtà
sono presenti nella morbida linearità delle decorazioni di gusto tar-
do-floreale.
Le collane di libri per la gioventù furono occasione per molti di-
segnatori di elaborare prodotti figurativi e impianti decorativi per
un committente reale.
Le case editrici che si dedicavano alla pubblicazione di questi te-
sti sono talvolta poco note. Ad esempio non risulta citata da Paola
Pallottino, nella sua Storia dell illustrazione italiana, la casa editrice
milanese Gorlini, che pubblicò una pregevole serie di volumetti il-
lustrati, la Biblioteca dei ragazzi, 3 cui collaborarono artisti come
Domenico Natoli,4 Sandro Rimini e Aldo Brizzi.
In questo contesto, assume un particolare interesse documenta-
rio il materiale grafico proveniente dalla segnatura Libri scolastici,
che merita, proprio per la sua costituzione non selettiva, uno studio
più accurato, accanto al fondo Romanzi, creatosi in virtù della legi-
slazione sul deposito obbligatorio degli stampati col materiale pro-
dotto dalle tipografie della provincia di Milano.5 Il carattere com-
posito del fondo fa si che da una sua visione complessiva si possa ri-
cavare un’immagine abbastanza rappresentativa della produzione
scolastica e della sua componente grafica, in tutti i suoi aspetti, con
esempi più o meno interessanti sotto il profilo estetico, ma tutti
ugualmente rilevanti ai fini di un’indagine storico-culturale.
Buona parte del materiale di interesse grafico è anonimo; ma
numerose sono anche le copertine firmate da autori noti o quasi
sconosciuti nel panorama delle arti figurative italiane.
Veniamo quindi agli artisti che prestarono la loro opera per il-
lustrare i libri presenti in questa raccolta.
Alcuni di loro lavorarono in quel grande crogiolo della grafica
italiana che fu “Il Corriere dei piccoli”. La contiguità della funzio-
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ne educativa accomunava infatti libri o periodici per l’infanzia e li-
bri scolastici, così da far sì che gli illustratori che operavano nei due
settori fossero gli stessi.
Figurano tra le firme degli illustratori del “Corriere dei piccoli”
Luigi Melandri e Ottorino Schipani. Melandri lavorò per numero-
si editori italiani, soprattutto di letteratura per l’infanzia, collaborò
alla collana La scala d’oro della UTET e alla Modernissima di Mi-
lano.6
Tra le firme individuabili vi è quella di Luca Fornari, milanese,
illustratore di numerose opere di narrativa popolare e per l’infan-
zia, legato all’editore Verri.7
Altri nomi noti sono quelli di Bruno da Osimo, Silvio Talman,
Dino Tofani e Corrado Sarri.
Di Bruno da Osimo8 che appartiene al gruppo di artisti italiani
legato all’Istituto d’Arte per la decorazione e la illustrazione del li-
bro di Urbino, dove insegnò Xilografia dal 1926, si ritrova una co-
pertina semplice ed elegante,9 in cui l’immagine della classicità è
rappresentata da un apparato architettonico che si conclude sui due
margini, destro e sinistro, con due colonne solo apparentemente
simmetriche. Infatti, mentre la colonna di sinistra, più elaborata,
presenta un capitello in stile corinzio, quella di destra, più spoglia e
tondeggiante, in stile dorico, ospita sulla sua superficie il fascio lit-
torio, che, come in tanta grafica e in tanti manufatti architettonici
del Ventennio, si trasforma da icona ideologica e simbolica in una
delle più diffuse componenti decorative. La tinta grigio chiaro del-
la coperta svolge le funzioni di sfondo.
Il trentino Silvio Talman10 illustrò il periodico senese “Vita d’ar-
te, rivista mensile d,arte antica e moderna’, che nel 1914 si fuse con
l’altro periodico “Rassegna d’arte’, divenendo “Rassegna d,arte
antica e moderna’. Altra rivista alla quale prestò la propria collabo-
razione fu “La sorgente’, rivista mensile per l’educazione della gio-
ventù del Touring Club Italiano, che venne fondata nel 1917. Nello
stesso anno Talman illustrò il volume Venne il dì nostro. .. e vincere
bisogna!, edito dal Credito Italiano per il IV prestito della vittoria.
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Dino Tofani, litografo e xilografo, oltre che architetto d’interni,
nato a Scandicci nel 1895, fondò la Scuola fiorentina del libro e col-
laborò con numerose case editrici, dedicandosi in particolare all’il-
lustrazione dei libri scolastici.11
Corrado Sarri, nato a Firenze nel 1866 e morto nel 1944, fu ca-
ricaturista e illustratore di libri, oltre che pittore di figure e ritrat-
ti.12 È da ricordare in particolare tra gli illustratori dei volumi di
Bemporad, ma fu anche tra gli artisti che collaborarono alla “Bi-
blioteca dei miei ragazzi” di Salani.
Un altro illustratore presente è Giulio Cisari,13 professionista
dal sereno gusto compositivo, la cui copertina ricca ma equilibrata
per un’antologia italiana edita da Signorelli’ richiama le raffigura-
zioni architettoniche da lui stesso elaborate per l’editore Ricordi.
Interessante la copertina di Berto Boschini per il Libro di cultu-
ra militare di Amedeo Tosti e Tito Tombesi, edito dal Consorzio
Editoriale per la cultura militare S.A. La cultura militare era inse-
gnata nelle scuole come disciplina integrativa. Come dichiara la pre-
messa al volume, l’insegnamento è inteso…

a concorrere alla preparazione del cittadino-soldato. Il compito affi-
dato alla scuola civile in questo settore, la cui importanza diventa sem-
pre più evidente, non è tanto quello di darci dei tecnici nel senso lette-
rale della parola e neppure di creare dei professionisti, quanto quello
eminentemente educativo di alimentare, rafforzare e rendere consape-
vole nei giovani lo spirito militare, che è oggi una delle loro caratteri-
stiche migliori.

A completare, coordinare e perfezionare tutti gli insegnamenti,
impartiti nel campo premilitare, provvedono i vari organismi delle
Forze Armate dello Stato al momento del servizio alle armi. La
Scuola civile, invece, saldando e armonizzando le discipline lettera-
rie, storiche, artistiche e scientifiche con quelle militari, deve soprat-
tutto tendere alla formazione del carattere, costituito da quel com-
plesso di qualità intellettive e fisiche e più specialmente; morali, che
sono alla base dell’efficienza dei “quadri” delle Forze Armate.
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Sarà cura, pertanto, dei docenti di rendere l’insegnamento istrut-
tivo e, ad un tempo, dilettevole, ottenendo il risultato di vederlo
considerato dagli allievi come una diversione gradita, un prezioso
elemento del proprio patrimonio culturale e un requisito indispen-
sabile per assolvere compiutamente i più sacri doveri verso la Patria
fascista.
La copertina, su uno sfondo grigio, raffigura le icone relative alle tre
armi, esercito, aviazione, marina, rappresentate da un carro armato,
un aereo e una nave da guerra. Le immagini e i riquadri usano un co-
lore blu scuro, spento e terroso. L’idea del movimento viene sugge-
rita dalle strisce che accompagnano lo spostamento dell’aereo, come
dal fumo della nave. Ai lati del riquadro contenente il titolo trovia-
mo due moschetti affrontati, non perfettamente identici, cosi come
imperfetto è l’equilibrio dell’intera composizione, in cui s’inserisco-
no minuti motivi diversivi, quali i piccoli aerei, le nuvole o l’esplo-
sione, che crea con pochi tratti l’illusione dell’azione bellica. Il mo-
vimento è protagonista anche nella copertina utilizzata per i testi di
geografia di Giovanni Bonacci editi dalla Rivista delle Arti Grafiche
di Firenze.15 L’immagine, che appare realizzata in versioni diversa-
mente colorate, è un’allegoria dell’espansione italiana. Il movimen-
to è espresso da due stormi di aerei che sfrecciano, seguendo fasce
che si divaricano. A destra l’Italia, che si appoggia sul fascio littorio,
indica col braccio la terra.
Di tutt’altro genere le copertine di D. Tofani per un’edizione
scolastica del Prometeo legato di Eschilo,16 che reinterpreta motivi
ed eleganze della ceramica greca, e per una Grammatica latina edi-
ta da Principato.17 In questo secondo esempio ritroviamo il colore
terroso caratteristico di tanta produzione di questo periodo. Le fi-
gure sono plastiche e con tratti marcati, ma risultano ingentilite da
un linearismo mosso che si nota con maggiore evidenza in altri la-
vori grafici dello stesso artista.
Caratteristico del gusto dell’epoca e delle predilezioni stilisti-
che dell,ultimo periodo fascista è il disegno di Schipani per la co-
70

pertina dell’antologia Volontà di Giovanni Bonacci,18 senza data,
ma pubblicata dopo la conclusione, nel 1936, della campagna etio-
pica, ampiamente ricordata nell’opera. Al movimento calibrato dei
due titani dal corpo color argilla fa da contrappeso la spinta ascen-
sionale obliqua delle costruzioni novecentesche di colore bianco e
verde acqua, ma con profonde ombre nere. La geometrica robu-
stezza dei caratteri che compongono la parola “volontà”, scritta
anch’essa obliquamente, completa l’idea di forza e di movimento
che l’immagine sembra voler esprimere.
La domus romana reinterpretata secondo i gusti dell’Art Déco e
oggetto della copertina di Luigi Melandri per il Trattato di econo-
mia domestica per le scuole di magistero professionale per le donne
di Elisabetta Randi.19 La casa è rappresentata come un palcosceni-
co, con la presenza di elementi decorativi floreali e di un pavimen-
to a scacchi bianchi e neri, che riporta alla mente immagini della
contemporanea pittura italiana del Novecento, per l’uso di forme
geometriche e di strutture prospettiche nella raffigurazione magica
della realta quotidiana.
Singolare per la composizione e per l’uso di colori robusti e ap-
pariscenti è un’altra copertina di Melandri, in cui appaiono stru-
menti di lavoro stilizzati, che intendono rappresentare i contenuti
del libro, un corso di francese per le scuole professionali.20
A volte l’illustrazione della copertina si limita a proporre moti-
vi e intrecci decorativi, per lo più in stile floreale. In un testo di re-
ligione degli Anni Trenta21 è presente una decorazione in ocra su
uno sfondo azzurro, mentre il testo è in ocra e azzurro su fondo
chiaro. La copertina e firmata da C. Mezzana, probabilmente iden-
tificabile con il pittore verista Corrado Mezzana, cui si devono an-
che le immagini stampate in numerosi francobolli italiani e delle
Poste vaticane.22
Interessante è anche la soluzione decorativa proposta da S. Tal-
man per un’antologia latina dell’editore Signorelli. In questa coper-
tina, il titolo è chiuso entro un fregio floreale di colore arancione su
sfondo chiaro che inquadra l’intero specchio della pagina, parten-
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do da un cesto con elementi fitomorfi che sovrasta l’indicazione
dell’editore.23
Un serto di foglie arancione e bianco su sfondo marrone, insie-
me alla raffigurazione di Giano, abbellisce una semplice coperta di
Aroldi24 per un’antologia storica edita da La Prora.25
Ultimo esempio, ma tanti altri se ne potrebbero proporre, è un
fregio in tardo stile floreale per un libro di francese degli Anni
Trenta. Lo sfondo della copertina è celeste, i fregi sono di colore
blu, il testo e la vignetta con la sua legenda sono invece di colore
rosso. Sulla stessa copertina appare la firma “V Petrongari”.

randi_trattato

NOTE

1] Il Realismo socialista venne definito come standard per la produzione letteraria e arti-
stica sovietica nel 1934 al Primo Congresso generale degli scrittori sovietici. Una significa-
tiva raccolta di poster e altre realizzazioni grafiche e pittoriche dell’Unione sovietica dagli
Anni Venti agli Anni Cinquanta del Novecento è reperibile presso la “New Gallery’ Art
Foundation, costituita a Mosca nel 1989.
2] Uno studio sui manifesti sovietici si ebbe già in Occidente negli Anni Ottanta con il li-
bro di Stephen White, The Bolshevik poster, New Haven, Yale University Press, 1988.
3] Un gruppo di opere di questa collezione è stato raccolto in un CD multimediale, rea-
lizzato per il Progetto Di.Re. dalla Biblioteca Nazionale Braidense.
4] P. PALLOTTINO, Storia dell’illustrazione italiana, Bologna, Zanichelli, 1988, pp. 208,
225, 236, 322.
5] La segnatura Romanzi non è un vero e proprio fondo, ma una collocazione di magaz-
zino attribuita ai testi di carattere narrativo che pervenivano alla Biblioteca Nazionale
Braidense come copie d’obbligo consegnate dai tipografi.
6] Cfr. P. PALLOTTINO, Storia, cit., pp. 208, 243-244d, 251, 308, 334.
7] Cfr. P. PALLOTTINO, Storia, cit., pp. 166-167, 169, 190-191d, 209.
8] Su Bruno da Osimo (pseudonimo di Bruno Marsili) cfr. L. SERVOLINI, Dizionario illu-
strato degli incisori italiani moderni e contemporanei, Milano, Görlich, copyr. 1955, pp.
243, 246.
9] G. GASPERONI, G. TUDERTINO, Dall’.Impero Romano all’Italia imperiale. Letture stori-
che. 10 ed., Milano, Mondadori, 1940.
72

10] Su Talman, il cui nome esatto era Silvio Thalmann, cfr. A.M. COMANDUCC1, Diziona-
rio illustrato dei pittori, disegnatori e incisori italiani moderni e contemporanei, 4. ed., Mi-
lano, Patuzzi, 1970, p. 3215; P. PALLOTTINO, Storia, cit., pp. 201, 238-239.
11] Cfr. L. SERVOLINI, Dizionario, cit., pp. 787-788; A.M. COMANDUCCI, Dizionario, cit.,
p. 3265.
12] Cfr. AM. COMANDUCCI, Dizionario, cit., p. 2932-33; P. PALLOTTINO, Storia, cit., pp.
173, 174d, 175, 299, 301; Allgemeines Lexikon der bildenden Kunstler -von der Antike bis
zur Gegenwart, Begr. von Ulrich Thieme u. Felix Becker. Unter Mitw. von hrsg. von
Hans Vollmer, 29. Bd, Leipzig, Seemann, 1935, p. 469.
13] Su Cisari cfr. L. SERVOLINI, Dizionario, cit., pp. 204-205; P. PALLOTTINO, Storia, cit.,
pp. 143n, 255, 257, 259-260, 267-270, 276, 309, 330.
14] G. LIPPARINI, Esempi di letteratura italiana per gli istituti tecnici superiori e per gli isti-
tuti nautici, Milano, C. Signorelli, 1941. Come dichiarato nell’opera, il volume esaminato
è il terzo di una ristampa identica a quella del 1938.
15] L’immagine appare, nella versione di colore verde e blu in G. BONACCI, ORLANDI,
Elementi e letture di Geografia generale, con particolare riguardo all'[mpero, all ‘espansio-
ne italiana ed all’autarchia…, 25. ed. rifatta, Firenze, Rivista delle Arti Grafiche, 1940.
Una versione colorata in azzurro e marrone è presente in G. BONACCI, Nozioni-Atlante di
Geografia, con letture, cartogrammi, vie turistiche ed Atlante di Corbellino e Pƒeiƒfer…,
30. ed., Firenze, Rivista delle Arti Grafiche, 1940. Uimmagine porta la sottoscrizione “P.
Banti 1938’.
16] ESCHILO, Il Prometeo legato, Torino, Società Editrice Internazionale, stampa 1936.
17] C. BIONE, V. Vadalà, Grammatica latina ad uso della scuola media, Milano – Messina,
Principato, 1941.
18] G. BONACC1, Volontà. Antologia classica e moderna per le scuole medie di awiamen-
to professionale… Edizione arricchita della nuova parte “Dalla scuola all’impero”, pagine
di Benito Mussolini, Firenze, Rivista delle Arti Grafiche, s. d.
19] E. RANDI, Trattato di economia domestica per le scuole di magistero professionale per
le donne, Milano, Trevisini, 1941.
20] F. FRIGERIO, Mètre, charrue, truelle. Corso completo di lingua francese per l’istituto
professionale (Geometri, Periti agrari, Edili), Milano, Trevisini, 1943.
21] E. PERICH, I conforti della fede. Corso di religione per i ginnasi e i corsi inferiori degli
istituti tecnici e magistrali, Torino, Società Editrice Internazionale, stampa 1937.
22] G. VACCARO, Panorama biografico degli italiani d’oggi, Roma, Curcio, stampa 1956.
23] Antologia di letture latine per il ginnasio inferiore. . . , a cura di Angelo Ottolini, Mila-
no, Signorelli, 1936.
24] Probabilmente Aldo Mario Aroldi, pittore, xilografo e scultore. Cfr. A.M. COMAN-
DUCCI, Dizionario, cit., p. 114; L. SERVOLINI, Dizionario, cit., p. 26
25] E. NENCINI, L. VASOLI, Audere semper. Antologia storica per la scuola media, Milano,
La Prora, stampa 1943.
73

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