Teoria e pratica nell’analisi testuale

TEORIA E PRATICA NELL’ANALISI TESTUALE:
EROISMO DI MADRE di C. INVERNIZIO.

(pubblicato in: Dalla novella rusticale al racconto neorealista, Roma, Bulzoni, 1979, p. 89-113)

L’analisi che ci proponiamo di fare vuole essere solamente un’occasione per sperimentare vari modi di accostamento ad un testo narrativo, fondendo simbioticamente procedimenti di lavoro già noti e apporti metodologici personali; non si tratta quindi di un’analisi improntata a criteri di economicità, ma di una ricerca teorico-pratica, che si configura come una serie di tentativi di approccio descrittivo-interpretativo ad un breve testo narrativo, affrontato nel quadro di un’ottica semiologica.

Banco di prova della nostra ricerca sarà una novella di Carolina Invernizio, Eroismo di madre 1, scelta per la sua brevità e semplicità: un testo più lungo e più complesso opporrebbe forse seri ostacoli ad un’analisi che va inseguendo il suo metodo fra mille dubbi e ripensamenti e che solo nella prassi spera di acquistare lucidità e determinazione.

Gli aspetti del testo narrativo di cui ci occuperemo sono:

Composizione del testo e definizione dei personaggi;
Organizzazione temporale del discorso;
Organizzazione emozionale;
Organizzazione assiologica.

I – Composizione del testo e definizione dei personaggi.

Il testo è articolato in quattro paragrafi: a) di 34 righe 2, b) di 22 righe, c) di 36 righe, d) di 14 righe. Il numero complessivo delle righe è quindi di 106 (119 lorde, considerando equivalenti a uno anche le righe incomplete). Il discorso indiretto appare in 96 righe ( 107 lorde ), il discorso diretto in 10 righe ( 12 lorde) : paragrafo a, righe 4; par. b, righe 0; par. c, righe 1 + 1; par. d, righe 6; la narrazione è quindi quasi sempre diegetica.

I personaggi della storia sono i due principali, Elena Campi e Dario, più una comparsa, il vecchio colonnello.

Il racconto primo contiene due soli personaggi, Elena e il vecchio colonnello, mentre Dario interviene nell’azione solo in fase di analessi. Consideriamo ora gli attributi dei due personaggi principali.

Elena Campi, madre di Dario, è “figlia di un generale di artiglieria” (se il nonno di Dario di cui si fa cenno nel testo è, come sembra, quello materno), vedova, credente.

Dario, unico figlio di Elena, è un giovane sottotenente di artiglieria, desideroso di emulare il nonno generale, di cui porta il nome.

Le indicazioni esplicite di carattere sociologico nella nostra novella non sono numerosissime, ma sufficienti a definire la collocazione sociale dei personaggi. L’ambiente in cui vivono Elena e Dario ci si presenta come medio-alto borghese; la famiglia è di tradizioni militari. Manca qualsiasi accenno esplicito alle condizioni economiche della vedova Elena Campi; si arguisce però che tali condizioni debbano essere abbastanza floride: Elena infatti non lavora, dispone di una donna di servizio e può permettersi di inviare al figlio, al fronte, pacchi pieni di indumenti e di viveri.

II – Organizzazione temporale del discorso.

Il narratore di una vicenda può scegliere tra due alternative: enunciare i fatti seguendo l’ordine del loro svolgimento in un universo referenziale (o pseudoreferenziale) oppure manipolare i tempi narrativi; questa seconda scelta è la più frequente ed è addirittura obbligata nel caso in cui la simultaneità di taluni processi evenemenziali costringa il mittente nel comporre il suo discorso ad alterare (anacronia) 3 l’ordine cronologico della fabula. Questa infatti non è se non un’astrazione non ricostruibile empiricamente, cioè non riconducibile ad una perfetta monodimensionalità, mentre il discorso è per sua natura lineare.

Può però ancora accadere che il mittente decida, prescindendo dal condizionamento inerente alle caratteristiche stesse della vicenda, di alterare deliberatamente i tempi narrativi, proponendo al destinatario i dati necessari per la ricostruzione della storia in un ordine diverso da quello cronologico, costruendo cioè un intreccio, ovvero una successione anacronica di avvenimenti: è questa ad esempio la norma osservata dalla narrativa d’intreccio e, nel suo ambito, dalla narrativa inverniziana.

Esaminiamo ora la sintassi temporale della novella di cui ci stiamo occupando. In essa, dopo una riga di racconto primo e tre piccole analessi esterne consecutive, si apre un’analessi esterna completa, corrispondente a diversi anni di storia e a circa 2, 3 pagine di discorso, che a sua volta comprende tre piccole analessi (e alcuni momenti subordinati di carattere prolettico ). Una serie di piccole retrospezioni si addensa cioè nella prima pagina della novella, unificando così le informazioni retrospettive necessarie alla comprensione del messaggio in uno spazio discorsivo ridotto. Dopo l’analessi riprende il racconto primo, in cui gli avvenimenti ricominciano a presentarsi in ordine progressivo, fino al punto culminante o scena madre della novella in cui una rivelazione reinserisce nella narrazione una dimensione retrospettiva. Alla rivelazione segue poi una breve analessi esplicativa, dopo di che il racconto primo riprende per alcune righe, sviluppando quasi in chiusura un’anticipazione (prolessi) con funzione equilibratrice-consolatoria. Lo schema rappresentante la sintassi temporale del discorso risulta quindi essere a grandi linee, cioè secondo una visuale macronarrativa, il seguente:

schema della sintassi temporale

Caratteristiche principali di tale schema sono il rapporto iniziale R-A-R, vale a dire l’inserimento di un vasto brano analettico entro due brani di racconto primo nella prima parte della narrazione, il ritorno di questo rapporto poco prima del finale in corrispondenza di una rivelazione e la proiezione prolettica R-P-R nel finale stesso.

Prendiamo ora in esame, sempre nei limiti di un’ottica macronarrativa, l’intreccio di alcuni romanzi inverniziani allo scopo di rilevare se in essi, al di là della sussultoria disposizione temporale che li contraddistingue, appaiano con una qualche frequenza le caratteristiche suaccennate.

In effetti i tre momenti evidenziati, “mise en situation” del destinatario, rivelazione-scioglimento e consolazione, assumono un carattere di necessità nel quadro di quella produzione narrativa commerciale che si suole definire “romanzo popolare-borghese”, come pure in molta parte del “romanzo rosa”; ma non è stata finora accertata l’esistenza di una legge strutturale inerente a quel tipo di produzione paraletteraria che costringa il mittente a collocare quei momenti sempre nella medesima posizione rispetto all’asse del discorso narrativo e ad esprimerli mediante gli stessi rapporti temporali. Solamente una statistica degli intrecci condotta su un campionario narrativo assai vasto ci potrebbe indicare se in tale produzione la realizzazione di quei momenti comporti o meno le stesse alterazioni temporali che sono riscontrabili nella novella che stiamo analizzando. 4 Per tornare alla narrativa inverniziana, possiamo verificare direttamente in alcuni romanzi l’eventuale presenza nelle medesime posizioni e con identica funzione, di rapporti cronologici simili a quelli caratteristici nella novella esaminata. Nella Trovatella di Milano lo schema dei primi capitoli (1-4) è del tipo R-A-R; si hanno poi varie rivelazioni-scioglimento che prima del termine del racconto determinano altrettante analessi incastonate entro brani di racconto primo (R-A-R), manca invece la prolessi consolatoria. Nel Treno della morte è assente una vera e propria rivelazione-scioglimento, ma non mancano i momenti in cui confessioni vere o false determinano brani analettici, sono invece chiari il momento informativo iniziale R-A-R e il momento consolatorio finale R-P-R. Un rapporto iniziale del tipo R-A-R è evidente anche in Cuore di madre, che presenta anche le altre due caratteristiche, rivelazione (riconoscimento) R-A-R e prolessi consolatoria R-P-R poco prima del breve epilogo. Nel Bacio d’una morta si ha una serie d’informazioni comunicate tramite un’analessi più volte interrotta gestita da uno dei personaggi, secondo uno schema R-A-R-A-R-A-R; uno schema simile è presente nella falsa deposizione che scioglie il romanzo, la. prolessi invece manca nell’epilogo consolatorio. In Peccatrice moderna si ha, al contrario, oltre al consueto rapporto iniziale R-A-R e all’analessi conseguente a rivelazione, un chiaro preannuncio consolatorio finale R-P-R.

Il confronto tra la novella in esame e i romanzi ci porta a constatare che, sul piano delle anacronie, i rapporti che caratterizzano la novella sono per lo meno frequenti nella produzione inverniziana di maggior mole: potremmo pertanto avanzare l’ipotesi che esista una sostanziale analogia tra questa e quella e che anzi l’intreccio della novella costituisca quasi un esempio ridotto e semplificato degli intrecci inverniziani.

Per completare la descrizione della costruzione temporale del testo non ci rimane che approfondire l’indagine ad un livello micronarrativo, occupandoci di ogni minimo spostamento sul piano temporale registrato dal discorso. In questa fase della nostra descrizione seguiremo abbastanza da vicino le indicazioni di G. Genette. Il metodo di trascrizione usato ha il pregio di evidenziare le alterazioni temporali registrate nel passaggio dalla storia al discorso (o, se si preferisce, ma ad un livello più astratto, dalla fabula all’intreccio); le lettere in progressione alfabetica indicano, seguendo l’ordine del discorso, i segmenti discorsivi corrispondenti ad uno spostamento temporale, i numeri attribuiti ai segmenti permettono di situarne i contenuti nell’ordine della storia: questa potrà così essere ricostruita osservando l’ordine numerale. Ad es. G1, C2, (FG’)3, E e così via. Nella nostra trascrizione abbiamo voluto citare le parole iniziali di tutti i segmenti per facilitarne il reperimento nel testo.

A12 Si era leggermente assopita…

B11 stanca di tante notti vegliate…

C2 ? la perdita del marito…

D8 Ei si trovava da più mesi…

E4 non aveva ostacolato…

F3 aveva scelto con entusiasmo…

G1 morto prima che egli nascesse…

G’3 ma del quale portava…

H5 aveva compiuto i suoi studi…

I6 chiese ed ottenne…

Jn>6 io pregherò per te!… 5

n ® 12

K7 da quel momento…

Ln<12 l'avvicinarsi dell'inverno per il freddo… 6

M8 ? e la madre si diede a lavorare…

Nn<12 necessari a riparare…

O9 Essa non volle…

P11 Ogni oggetto aveva avuto…

Q10 ed aveva spesso combattuto…

R12 come le era avvenuto… si era assopita…

S13 "Ho sognato"…

T14 ma quel sogno le dette…

U13 suo figlio era caduto…

V15 Per alcuni minuti…

W9 li avevo preparati…

W’n<12 di aver freddo lassù!

Xl5 ora non possono più servirgli.

Y17 perché siano distribuiti…

Z16 poi scoppiò in un pianto convulso…

Visualizziamo ora mediante il grafico che segue, più circostanziato del precedente, i risultati dell'analisi svolta.

 grafico dell'analisi narrativa

III – Organizzazione emozionale (seiemica).

Nelle pagine precedenti abbiamo avuto occasione di notare, sia pure incidentalmente, che il testo narrativo non espone una storia in modo oggettivo e lineare, ma viene in qualche modo organizzato dal mittente in funzione del destinatario.

Il mittente programma i tempi e i modi della ricezione dei dati e della ricostruzione della storia da parte del destinatario, nonché le sue risposte emotive. A tale scopo ha la possibilità di scegliere il modo di rappresentazione della storia, nonché servirsi di particolari artifici: uso dell’anacronia, usi particolari dell’esplicitazione quantitativa, 7 colpo di scena, parallissi e parallessi, attribuzione di una carica emozionale a determinati sintagmi; l’insieme di tali artifici costituisce l’aspetto emozionale del discorso, il livello narrativo che proponiamo di definire “seiemico”, così come definiremo”seiema”, da seío = turbo, eccito, l’unità narrativa pertinente a tale livello 8. L ‘analisi del livello seiemico del discorso può essere intesa in due modi: in senso lato come analisi globale dell’organizzazione formale del testo vista in una prospettiva seiemica, in senso più limitato come analisi delle unità di discorso emozionale o seiemi.

Poiché la nostra ricerca ha già toccato, sia pure incompletamente, vari momenti dell’organizzazione del discorso, interessandosi di fenomeni quali l’anacronia e l’esplicitazione quantitativa, ci limiteremo ad analizzare il livello seiemico del testo in questa seconda accezione, occupandoci di quei fenomeni di cui non abbiamo finora fatto cenno.

L’identificazione dei seiemi non sempre è facile, dal momento che svariati elementi narrativi, appartenenti a diversi piani e analizzabili a differenti livelli, possono assumere la funzione di stimolatori di risposte emozionali; elenchiamone comunque i più frequenti: frasi interiettive oppure tese ad ottenere effetti patetici, alterazioni dell’uso linguistico e in particolare artifizi retorici, frasi proponenti enigmi e soluzioni (vere o false, totali o parziali) di questi, preannunzi e presagi. Collegato con l’uso di seiemi è il fenomeno dell’esplicitazione qualitativa dei ruoli nel discorso, cioè dell’evidenziazione o meno di un ruolo mediante l’uso di seiemi o mediante il dislocamento nel discorso di frasi richiamanti quel ruolo: definiremo esplicitazione distributiva questo secondo tipo di esplicitazione qualitativa, comprendente il caso dell’esplicitazione iterativa.

L ‘analisi seiemica della nostra novella ci mostra un testo fortemente orientato verso il patetico. Il mittente costruisce e colora con scarsa originalità ma con una certa abilità artigianale un discorso narrativo veicolante la storia di due personaggi esemplari, su cui devono essere indirizzate la partecipazione e la commiserazione del destinatario. Il personaggio che più si presta a una coloritura patetica, e sul quale perciò il discorso seiemico insiste particolarmente, è quello di Elena, la madre eroica, i cui ruoli di protettrice eventuale di Dario e di agente volontario in atto 9 sono evidenziati mediante esplicitazione iterativa e, distribuzionalmente, mediante la loro collocazione in alcuni luoghi chiave del discorso, come l’apertura del primo e del terzo paragrafo e la chiusa del secondo.

Il meccanismo generatore di lacrime viene innescato immediatamente, nel primo periodo del primo paragrafo, in cui il narratore ci fornisce alcune informazioni essenziali, le più lacrimogene: Elena è una vedova e il suo unico figlio si trova al fronte. Le informazioni vengono porte in maniera enfatica, utilizzando stilemi di origine letteraria: “al suo unico figlio: il suo solo orgoglio, il suo solo amore dopo la perdita del marito. Ei si trovava da più mesi a combattere al fronte”. L’ultima frase programma l’innescamento di uno stato di tensione nel destinatario, ponendo implicitamente l’interrogativo: “riuscirà il figlio di Elena ad evitare i pericoli della guerra?”

L’effetto patetico è generato invece dall’accostamento improvviso tra quest’ultima e le altre informazioni, nonché dall’adozione del punto di vista di Elena nel tricolon con ripetizioni suaccennato, il che provoca avvicinamento sentimentale al personaggio da parte del destinatario.

I due periodi successivi sono dedicati a Dario; in essi il mittente si propone di guadagnare al suo personaggio le simpatie del destinatario. Dario è presentato come un giovane ufficiale ricco di entusiasmo e desideroso di gloria che venera il ritratto del nonno generale “come l’immagine di un santo” e che sedotto dal “grido di guerra” risonante “da un capo all’altro d’Italia” parte volontario per il fronte. Il terzo periodo, inteso come una sorta di fanfara militaresca, ha il compito di comunicare l’entusiasmo di Dario al destinatario (che nella fattispecie sono le donne dell’Italia in guerra, essendo stata scritta la novella nel 1915 o nel ’16, poco prima della morte della Invernizio. 10 Nel quarto periodo riappaiono i seiemi patetico-enfatici: “Il cuore della madre sembrò spezzarsi ma la nobile, eroica donna, nulla lasciò trapelare del suo strazio interno”, come pure nel quinto, in cui il registro stilistico pseudotragico, che acquista particolare rilievo in questo come in altri prodotti narrativi collegati alla tradizione stilistica del roman-feuilleton, si manifesta attraverso la sublimazione di Elena: “mentre sul volto le era scesa una pallidezza mortale, nei suoi occhi brillava una luce sovrumana”. La chiusa del paragrafo è caratterizzata da un altro elemento pseudotragico, la benedizione impartita dalla madre al figlio Dario.

Nel paragrafo successivo la “supermadre” viene ricondotta a dimensioni mortali, favorendo con ciò il processo di identificazione tra destinatario e personaggio: il narratore ci riferisce che Elena divide “la sua vita fra il ricordo costante del figlio e la preghiera”. Più avanti (terzo periodo) si ha un nuovo intervento informativo, di cui abbiamo già in precedenza rilevato le funzioni: Dario scrive alla madre di temere il freddo invernale, in trincea. Un secondo motivo di tensione, prodotto dall’eventualità di un nuovo pericolo, si aggiunge così per il destinatario al primo, non ancora risolto. Nei periodi successivi appaiono frasi seiemiche di tono patetico elegiaco: la madre lavora “alacremente”, preparando gli indumenti che ripareranno dal freddo “le care carni 11 del figlio suo”. I seiemi utilizzati dal mittente sono per lo più artifici retorici, quali l’epanalessi e il tricolon ripetitivo: “Lavorava, lavorava senza posa, ed ogni oggetto aveva avuto il battesimo delle sue lacrime, dei suoi baci, dei suoi pensieri più teneri”.

Il terzo paragrafo introduce un elemento di alto potenziale seiemico, il presagio. Elena, nel dormiveglia, crede “di sentire distintamente la voce di suo figlio chiamarla: ‘Mamma, mamma!’ e come il contatto di due labbra sulla sua fronte” e si sveglia “di soprassalto e con un grido”.

Il mittente non enuncia chiaramente il significato del presagio, ridestando le attese del destinatario mediante la proposizione di un enigma. La soluzione di quest’enigma che viene anticipata nei brevi periodi successivi (“quel sogno le dette un’impressione di sgomento… quel vago senso di paura ritornò, non avendo ella nuove di Dario”) non si farà attendere a lungo; la rivelazione infatti esploderà, dopo una sorta di climax seiemico, enunciata dal personaggio della madre, che assume piena coscienza della verità contemporaneamente al destinatario: “Essa disperatamente gridò: – Il mio Dario è morto! -“.

Risolta la tensione narrativa, l’ultimo periodo fornisce le necessarie informazioni esplicative, non sopprimendo peraltro gli effati seiemici, che anzi si infittiscono: “Il suo cuore di madre non si era ingannato! suo figlio era caduto da prode alla conquista di un’ardua vetta, col nome d’Italia e della madre sulle labbra…”.

Gli inviti alla commozione si addensano in questo gran finale inverniziano; l’ultimo paragrafo si apre con la descrizione iperbolica e pseudotragica degli effetti del dolore su Elena: “Sembrò che tutto il sangue di quel cuore di madre si vuotasse per le vene aperte, che dei ronzii confusi le ostruissero le orecchie e la vita le sfuggisse”.

Poi l’attenzione del destinatario viene diretta sull’inutile lavoro della madre: i “pacchi d’indumenti già pronti”. Tanta fatica non può andare sprecata: se bisogna offrire al destinatario gli argomenti per piangere, bisogna anche accordargli una sia pur limitata gratificazione; per questa ragione viene fatta intervenire nel discorso la stessa Elena, mentre dona, tramite il colonnello, gli indumenti da lei preparati ai soldati privi di “una madre la quale li ricordi e preghi per loro”.

La novella si conclude con una proposizione che ne costituisce anche l’ultimo seiema: “poi scoppiò in un pianto convulso, irrefrenabile”. Estremo espediente per provocare il pianto è evocarlo direttamente, rappresentandolo nelle righe di una scrittura; Carolina Invernizio ricorre a questo artificio, caratteristico del vecchio feuilleton, anche in questa breve novella, così come in numerosissimi luoghi dei suoi romanzi;

IV – Organizzazione assiologica.

Possiamo definire i valori come elementi costitutivi di una Weltanschauung. Il testo narrativo è solitamente costellato di valori, organizzati o meno in sistemi più o meno coerenti; in esso possiamo reperire differenti sistemi di valori interrelati, sistemi che appaiono suscettibili di formalizzazione. Infatti valori (e disvalori) intrattengono relazioni gerarchiche, proporzionali, di equivalenza, di semplice associazione, di complementarità, di opposizione, ecc., relazioni che possono essere visualizzate mediante una serie di artifici grafici.

D
C
B
A

scala ascendente, esprimente la relazione gerarchica intercorrente fra i valori di un sistema;

A
B
C
D

scala discendente, esprimente la relazione gerarchica intercorrente fra i disvalori di un sistema;

(A, B, C, D) #(A’, D’, C’, D’) = opposizione tra due insiemi di valori;

(A, B, C, D) @ (A’ B’, C’, D’) = relazione di similitudine tra due insiemi di valori;

A: B = C: D = relazione proporzionale;

A, B, C, D,… N = relazione di associazione;

(A, B, C, D,… N) = relazione di complementarità;

Oltre a simili relazioni di carattere statico possiamo presupporne altre di carattere dinamico; possiamo cioè ipotizzare la mobilità dei sistemi di valori di un testo, anche in relazione ad eventuali aporie nella concezione del mondo del narratore. Aporie che possono condurre sia alla associazione di elementi contraddittori, cioè alla formazione di insiemi (12) incoerenti, valutabili sincronicamente, sia a mutamenti della composizione degli insiemi nel corso dello svolgimento del discorso narrativo. Dopo esserci occupati delle possibilità di relazione tra i valori, cerchiamo di definire come essi appaiano in un testo, quali siano cioè le modalità della loro enunciazione. 13

Distingueremo tre modi di enunciazione e tre possibili enunciatori: il narratore, il personaggio 14 e il narratario. Osserveremo inoltre che l’enunciazione può essere implicita o esplicita per ciascuno dei tre modi.

Primo modo di enunciazione:

a) Il narratore enuncia un valore come elemento costitutivo della visione del mondo di uno o più personaggi portatori e/o del narratore stesso (riflessioni, sentenze, ecc.) e/o del narratario. Es.: Dario venera il ritratto del nonno “come l’immagine di un santo”. Definiremo Dario “portatore attivo” di un valore.

b) Un personaggio del testo narrativo enuncia un valore come elemento costitutivo della visione del mondo di uno o più altri personaggi portatori attivi e/o di se stesso e/o del narratore e/o del narratario.

c) Il narratario enuncia un valore come elemento costitutivo della visione del mondo di uno o più personaggi portatori e/o del narratario stesso e/o del narratore.

Secondo modo di enunciazione:

d) Il narratore enuncia un valore, che viene collegato in qualche modo ad uno o più personaggi e/o al narratore stesso e/o al narratario, e che può essere ricavabile dal racconto dell’azione del personaggio stesso (e/o del narratore e/o del narratario). Es.: “Dario chiese ed ottenne di essere inviato tra i primi al fronte”. Da questa frase è ricavabile il valore “coraggio”, collegato al personaggio Dario, ma non presentato dal narratore come elemento costitutivo (a livello cosciente) della visione del mondo di Dario: definiremo quest’ultimo “portatore implicito” del valore.

e) Un personaggio del testo narrativo enuncia un valore collegandolo ad uno o più altri personaggi e/o a se stesso (e/o al narratore e/o al narratario).

f) Il narratario enuncia un valore collegandolo ad uno o più personaggi e/o a se stesso e/o al narratore.

Terzo modo di enunciazione:

g) Il narratore enuncia un valore come attributo di uno o più personaggi e/o del narratore stesso e/o del narratario. Es.: “ma la nobile, eroica donna [Elena]; in questo caso il narratore definisce il personaggio mediante gli attributi “nobile” ed “eroica”, che rimandano ad un valore definibile come “nobiltà d’animo” o “eroismo”: qualificheremo Elena come “portatore passivo” di un valore.

h) Un personaggio del testo narrativo enuncia un valore come attributo di uno o più altri personaggi (e/o del narratore e/o del narratario).

i) Il narratario enuncia un valore come attributo di uno o più personaggi e/o di se stesso e/o del narratore.

Come abbiamo visto, varie sono la maniere per introdurre dei valori in un testo narrativo e varie sono le figure degli introduttori, ma nella prassi narrativa l’introduzione è solitamente gestita dal narratore, che poi inoltre, anche quando si avvale della facoltà di presentare come visione del mondo di un personaggio (e/o del narratario) sistemi di valori differenti dai propri, si riserva di attribuire ai valori stessi connotazioni disambiguanti che permettano di qualificarli come valori o disvalori. Il narratore così orienta la decifrazione del testo, che andrà interpretato secondo la sua particolare ottica: infatti, esclusi i testi in cui vi sia una sensibile dissociazione tra autore e narratore, il sistema di valori proprio del testo si identifica col sistema di valori del narratore. Non sempre però il testo appare orientato: vi sono anzi testi in cui l’intervento disambiguante del narratore è minimo. In tal caso non si dovrà rinunciare all’interpretazione di questo aspetto del testo, ma si passerà ad analizzare e qualificare i sistemi di valori in esso interagenti secondo l’ottica delle figure, enunciatrici o portatrici di valori, diverse dal narratore. Considerando l’atteggiamento generale del narratore verso queste figure, si possono trarre indicazioni, talora anche probanti, che permettano di definire se i sistemi di valori di cui sono portatrici nel testo corrispondano o meno alla visione del mondo del narratore.

Ci sembra perciò necessario, esaurito il discorso teorico sui valori e prima di accingerci ad un tentativo di analisi dei valori in un testo concreto, proporre un metodo di trascrizione che tenga conto dei modi di enunciazione dei valori nel testo narrativo, delle figure enunciatrici o portatrici di valori (narratore, narratario e personaggi), dell’esplicitazione o meno del valore e dell’ottica sia dell’enunciatore che del portatore.

Primo modo di enunciazione -Es.: X N+ ®A+(e); X (N B)- ®B –

Nel primo esempio X è la denominazione del valore, N indica l’enunciatore, il segno + posposto a N significa che il valore è giudicato positivo dall’enunciatore, la freccia anteposta ad A indica che A è il portatore attivo del valore X, e cioè che X è elemento costitutivo della Weltanschauung di A, il segno + posposto ad A significa che X entra a far parte della visione del mondo di A come elemento positivo, la lettera minuscola e posta tra parentesi indica che il valore X è definito in modo esplicito e non è necessario ricavarlo dal testo mediante un atto interpretativo. Nel secondo esempio B enuncia tramite la mediazione di N (discorso indiretto) il disvalore X di cui egli stesso è portatore attivo.

Secondo modo di enunciazione -Es. : X N- (A, B)

Per X e N valgono le medesime indicazioni date per i casi precedenti, A e B sono i portatori impliciti di X, ma non viene precisato implicitamente quale sarebbe l’atteggiamento di A e B di fronte al valore X che emerge dal testo in relazione alle loro azioni, per cui ai due simboli non viene posposto alcun segno qualificativo (+ o -).

Terzo modo di enunciazione -Es.: X? N+ : A

L’enunciatore N definisce il portatore passivo A mediante un attributo implicante un valore X che è giudicato positivo dall’enunciatore, il punto interrogativo posposto a X indica che l’enunciatore non è sicuro dell’esattezza dell’attribuzione di X ad A.

Per riattingere un terreno concreto dopo le indicazioni, offerte precedentemente, su una possibile teoria dell’analisi dei valori testuali, torniamo ad occuparci della novella Eroismo di madre per estrarne i valori e verificarne le relazioni. Ci proponiamo di trascrivere, dopo una rilettura del testo, i principali valori in esso rilevabili, nell’ordine del discorso, utilizzando il metodo appena proposto. Definiamo con la lettera N il narratore, con A il personaggio A, cioè Elena, con B il personaggio B, Dario.

Sacrificio N (A+); Amore materno N (A+) (e); Militarismo N®A+,B+; Carriera N®B+; Gloria militare N®E+; Culto degli antenati N®B+; Patriottismo N®B+; Coraggio N (B); Nobiltà d’animo N+ : A(e); Rammarico N- ®A-(e); Sacrificio N+ ®A+; Patriottismo A+ ®B+; Religiosità A+ ®A+; Amore materno N (A); Religiosità N (A+ ); Entusiasmo N+ : B (e); Tranquillità N+ ®A+ (e); Pericolo (malattia) (N B)- ® B-; Protezione materna N ®A+; Sacrificio N (A+); Patriottismo N ® A+; Tranquillità N+ : A (e); Preoccupazione N- (A); Operosità N+ (A); Incertezza N- (A-); Affetto N+ : A; Morte N- +A-; Morte A- ® A-; Eroismo N+ (B); Amor di patria N+ (B); Amor filiale N+ (B); Generosità A (A).

Proviamo ora a raccogliere valori e disvalori sicuramente qualificati in insiemi corrispondenti ai personaggi.

Valori secondo A (Sacrificio, amore materno, militarismo, sacrificio, patriottismo, religiosità, religiosità, tranquillità, protezione materna, sacrificio, patriottismo ).

Disvalori secondo A (Rammarico, incertezza, morte, morte).

Valori secondo B (Militarismo, carriera, gloria militare, culto degli antenati, patriottismo, patriottismo ).

Disvalori secondo B (Pericolo (malattia) ).

Valori secondo N (Nobiltà d’animo, sacrificio, entusiasmo, tranquillità, tranquillità, operosità, affetto, eroismo, amor di patria, amor filiale).

Disvalori secondo N (Rammarico, pericolo, preoccupazione, incertezza, morte).

Un’analisi anche superficiale degli insiemi di valori può evidenziare che tra essi intercorre una relazione di similitudine e che molti dei valori appartenenti agli insiemi attribuiti ad A, B e N sono complementari, cioè appartengono ad un sistema di valori corrispondente ad una visione del mondo ben definita, che in questo caso è quella propria di alcuni gruppi medio e piccolo borghesi del primo novecento, ancorati a ideali tradizionalisti e militaristi. La caratterizzazione tradizionalista è data dalla presenza reiterata di valori quali religiosità, patriottismo, amor materno (o filiale), che richiamano immediatamente alla mente il trinomio Dio – Patria – Famiglia. La coincidenza o equivalenza tra valori di N e valori di A e B viene ad essere rafforzata se consideriamo l’atteggiamento estremamente favorevole del narratore verso i personaggi, fatto che permette di inferire una corrispondenza di valutazione tra l’uno e gli altri anche in relazione ai valori non qualificati da N.

I disvalori del testo sono assai scarsi e piuttosto ovvi (malattia, morte, incertezza) e altrettanto ovvie sono le relazioni di opposizione o complementarità cui danno luogo: rammarico # sacrificio; tranquillità # pericolo # protezione materna; tranquillità # preoccupazione; (morte, eroismo). La preponderanza dei valori sui disvalori caratterizza la novella come testo educativo esaltatorio, tendente a proporre modelli positivi di comportamento (la madre eroica, il giovane ufficiale entusiasta di lottare per la patria) più che a combattere atteggiamenti negativi, il che ben si accorda con la sua probabile contingente funzione parenetica.

NOTE

1. In C. Invernizio, La fidanzata del bersagliere, Milano, Lucchi, 1974, pp. 238-287.

2. In questa, come in tutte le altre occasioni in cui dovremo analizzare quantitativamente il discorso, faremo riferimento all’edizione citata della novella.

3. In questo e in altri paragrafi ci serviremo di termini e concetti di derivazione genettiana; cfr. G. Genette, Figure III, Torino, Einaudi, 1976.

4. Non possiamo peraltro tralasciare di notare che, se il tipo di struttura evidenziato non caratterizza che una parte del “feuilleton” e del “romanzo rosa”, esso può venire utilizzato in altri tipi di produzione narrativa: ne abbiamo un esempio piuttosto chiaro in Lolita di V. Nabokov.

5. Alcune volte analessi o prolessi rimandano ad un tempo non precisato, per cui possono essere localizzate solo approssimativamente nella storia: in questo caso, il segmento di discorso J fa riferimento ad un momento della storia n, successivo al momento 6 (n>6) ed estensibile fino al momento 12 (®).

6. II segmento L (e così N e W’) corrisponde ad un momento n della storia, anteriore al momento 12.

7. Definiamo esplicitazione quantitativa la quantità di discorso utilizzata per evidenziare un ruolo narrativo agli occhi del destinatario.

8. Non ci occupiamo deliberatamente in questa sede del potenziale seiemico della storia (cioè dei contenuti evenemenziali).

9. Si confronti il codice dei ruoli narrativi usato da C. Bremond, Logique du récit, Paris, Editions du Seuil, 1973.

10. C. Invernizio morì infatti il 27 novembre 1916.

11. L’allitterazione potrebbe essere casuale.

12. Definiamo “insieme” un numero n di valori associati, ma non organizzabili entro una coerente visione del mondo; “sistema” di valori è invece un insieme di valori correlati e facenti parte di una visione del mondo: in un testo narrativo possono coesistere più sistemi di valori, può sussistere un unico sistema oppure possono manifestarsi solo degli insiemi.

13. La nostra ricerca si limita ad identificare i valori in qualche modo enunciati nel testo. Poiché, come afferma J. Mukarovskij in La funzione, la norma e il valore estetico come fatti sociali, Torino, Einaudi, 1971, p. 119, “tutti gli elementi costitutivi dell’opera [d’arte] sono portatori di valori”, un’analisi esauriente del piano assiologico di un testo risulta irrealizzabile; essa dovrebbe poi tener conto della possibilità da parte di qualunque fruitore (o analista) del testo di attribuire ai suoi elementi valori in origine assenti (non programmati).

14. Assimiliamo ai personaggi le eventuali figure extradiegetiche introdotte come enunciatrici o portatrici di valori.

[ Ritorna alla novella Eroismo di madre ]

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...